LA NOSTRA VITA, film di G. Luchetti

Si comincia con un cadavere. Un guardiano notturno (romeno, clandestino, senza amici) è sepolto nelle fondamenta di un palazzo.

Alla fine del film (un film amaro, amarissimo, ma bello) il cadavere è sempre là. Nessuno si prenderà la briga di ritrovarlo. Nel frattempo Elio Germano (giustamente premiato a Cannes per la sua bravura) è diventato un piccolo imprenditore edile.

Tutta la storia si svolge in una giungla di cinismo, ricatti, truffe, spacciatori, lavoratori “in nero” (“arriva la polizia!!” e il cantiere si svuota) e un protagonista che, per tirare su i figli rimasti orfani di madre, diventa disonesto tra i disonesti. Ma non si riesce a biasimarlo, visto che “fanno tutti così…”.

E’ stato tirato in ballo LADRI DI BICICLETTE. Direi che l’approccio neorealistico è lo stesso (descrive i crudi fatti, senza moralismi) e stesso lo scenario, la periferia di Roma. Ma ci sono differenze, naturalmente:

  • il consumismo trionfante (ai tre orfanelli si offre un paradiso di giocattoli, saccheggiando il centro commerciale, mentre il massimo della vita in LADRIecc era mangiare una mozzarella in carrozza in trattoria)
  • i malviventi del 1948 erano degli straccioni; quelli di oggi sono eleganti e guardano dall’alto i proletari (quasi sempre stranieri) che sgobbano alle loro dipendenze
  • Roma, inquadrata dalla macchina di De Sica, era bellissima (larghe piazze inondate di sole, architettura splendida, sembra bello anche il quartiere di Porta Portese); questa Roma è a colori ma è uno squallore: le case sono una più brutta dell’altra, le strade sono invase di sporcizia… e quando piove i tetti non reggono
  • sono proprio gli stranieri a giudicare l’immoralità degli italiani: una ex-prostituta senegalese borbotta “voi non credete in Dio, non credete nei sentimenti, vi interessano solo i soldi…” e una romena, che forse sposerà il fratello del protagonista, osserva che “a voi piace ostentare le cose che comprate, preferite far credere di essere milionari che esserlo e non creare l’invidia…”

E per oggi mi fermo qui. Questa sera mi vedrò il DVD de I RAGAZZI VENUTI DAL BRASILE, un vecchio film con Laurence Olivier e Gregory Peck nell’insolito (per lui) ruolo del cattivo. Poi ve lo racconto.

Annunci

The URI to TrackBack this entry is: https://ilbibliofilo.wordpress.com/2010/06/14/la-nostra-vita-film-di-g-luchetti/trackback/

RSS feed for comments on this post.

5 commentiLascia un commento

  1. Visto, mi è piaciuto molto. Proprio per il suo realismo. Non ce ne rendiamo conto subito ma queste sono le persone che ci vivono accanto, le famigliole che vediamo nei centri commerciali, i passeggeri dell’autobus. Hanno un altro modo di vedere e vivere le cose, diverso dal nostro, un’altra morale, altri punti di riferimento, valori e modi di percepire la vita (la canzone di Vasco Rossi urlata al funerale è una scena bellissima ed emblematica), come in una sorta di mondo parallelo. O forse sono io che vivo in un mondo che non esiste più. Non farei paragoni con Ladri di biciclette, oppure sì, ma solo perché entrambi fotografano la realtà. De Sica quella del dopoguerra, Luchetti l’attuale.
    (I ragazzi venuti dal Brasile è molto bello!)

    Mi piace

  2. Pensavo guardassi la partita 😉

    No, seriamente, penso anch’io sia meglio lasciar stare paragoni scomodi. Un bel film, attuale, che mostra come il cinema italiano sia ancora vivo, sia nei temi che negli attori.

    Non condivido troppo il tuo discorso, biba: io credo che ognuno di noi certi pensieri possa averli. Guardando il film, questo senso di superiorità morale non ce l’ho. Ed è proprio qui la forza del film: Claudio possiamo esserlo tutti.

    Mi piace

  3. Non è un senso di superiorità morale, anzi, forse è la sensazione di essere inadeguato, il sopravvissuto di qualcosa che non esiste più, in pratica di non essere adatto a questo mondo. E questo è male, perché la vita va vissuta in mezzo agli altri, sempre.

    Mi piace

    • il fatto è, biba, che noi ci ispiriamo a Socrate (“è meglio patire ingiustizia che fare ingiustizia”) e a Gesù (“a che vale impadronirsi del mondo intero, se perdi la tua anima?”); ma l’italiuzza di oggi non vuol sentir parlare né di Socrate, né di Gesù… e se i tuoi operai lavorano senza l’elmetto protettivo e muoiono sul lavoro PEGGIO PER LORO

      Mi piace

  4. Mi manca.

    Grazie mille per il commento, CIAO!!!

    Mi piace


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: