GIULIETTA DEGLI SPIRITI, film

Diretto da Federico Fellini nel 1965, non è certamente il suo capolavoro.

Ma lo rivedo sempre con piacere. Non è piaciuto a Morandini? Chissenefrega…

TRAMA. Giulietta è infelice, ora che ha scoperto l’infedeltà del marito. La madre e le sorelle non l’aiutano, le “amiche” ridono alle sue spalle, un’indagine affidata a un’agenzia di investigazioni toglie ogni residuo dubbio. Prova a ricambiare le corna, ma si tira indietro all’ultimo momento. Decide di lasciare libero il marito di “correre la cavallina” e di restare sola.

Come è naturale (trattandosi di Fellini) gli eventi si intrecciano continuamente con visioni, incubi, personaggi bislacchi e fantasie barocche.

In una di queste visioni la protagonista si rivede bambina in una recita scolastica: lei era una martire cristiana che dal martirio saliva in cielo (mediante carrucola), ma arrivava il nonno mangiapreti che interrompeva tutto e se la portava via. Nel finale lei sogna che il nonno torni a prenderla e la porti in cielo con lui.

Venendo dopo 8 E MEZZO, il film può esserne considerato la “versione femminile”: al posto di Marcello Mastroianni (che interpreta un regista in crisi permanente effettiva) c’è Giulietta Masina (la protagonista angosciata, oggi si direbbe “casalinga disperata”; ma alla fine lei ne viene fuori).

Una menzione speciale per Sandra Milo, allora polputa trentenne, nel ruolo di una vicina di casa molto disinibita. La scena in cui Sandrocchia (in due pezzi blu) fa salire da lei due giovani passanti causò il divieto per i minori di 14 anni.

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Published in: on maggio 13, 2010 at 6:41 pm  Comments (3)  
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3 commentiLascia un commento

  1. Fellini, un regista di non facile lettura, chi lo ama incondizionatamente considerandolo un genio e chi non riesce a decodificare il suo linguaggio.
    Attento osservatore della realtà va oltre per indagare dentro il sentimento dei suoi protagonisti il suo diventa un realismo acuto e profondo che non si appaga solo nel rapporto storico politico ma il suo sguardo va all’interno a leggere nelle pieghe dell’animo umano, nei conflitti interni che spaccano l’anima.
    Fellini propone personaggi diversi difficili da definire, sospesi fra illusione, realtà e fantasia. Lo stile è personale, unico, dal quotidiano trae spunti che si trasformano in un cinema di poesia.
    I suoi personaggi mostrano sempre una dualità: la maschera che il ruolo sociale impone nella vita quotidiana e il vero volto quello autentico che emerge spontaneamente rifiutando i filtri interpersonali esplicitati in una forma d’arte la recitazione che è già di per sé uno sdoppiamento tra attore e rappresentazione.

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  2. Non l’ho visto.

    Grazie mille per il commento e buon fine settimana, CIAO!!! 😀

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  3. Piaccia o non piaccia questo “tardo” e maturo film di Fellini, restano la bellezza delle immagini e la musiche di Nino Rota. A confronto con 8 e mezzo, moltissimi film ne escono male.

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