chiamali (se vuoi) burdigoni

Lo studio dei dialetti è affascinante. La prima cosa che si impara è che era la lingua dei poveracci, contrapposta alla lingua dei potenti e degli snob. Anche in Egitto, in Atene e in Roma era così: la voce dotta (ad esempio) era os, oris ma la plebe usava bucca.

E questo spiega perchè nei dialetti troviamo grande varietà di termini riguardanti voci umili, come lo straccio per asciugare o spolverare. Mentre gli elegantoni usavano il manutergium per asciugarsi le mani, nel popolino si usava il cencium o la mappina (un termine diffuso in molti dialetti meridionali, a quanto ne so).

Un esempio ancora più spettacolare. Ignazio Silone fa notare come la parola usignolo non abbia corrispondenti nel dialetto parlato dai suoi compaesani: è una voce dotta, usata da poeti e sognanti fanciulle di città.

I montanari abruzzesi distinguevano diversi tipi di gallina o altri uccelli commestibili, ma l’usignolo non si può mangiare (è troppo piccolo) e perciò non poteva interessarli.

Invece è ricchissima la varietà di termini dialettali per indicare un altro animaletto che la gente di tutte le epoche, almeno fino a poco tempo fa, trovava ben più familiare.

In Campania si chiama scarrafone.

A Roma bacarozzo.

A Bologna burdigone.

A Piacenza panarone.

In somma, sono decine i termini dialettali per indicare la BLATTA (cercare su Wikipedia un elenco ben più esauriente del mio).

E voglio concludere questo post onorando la blatta messicana (la cucaracha), che ha ispirato una popolarissima canzone.

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Published in: on maggio 11, 2010 at 2:52 pm  Comments (11)  
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11 commentiLascia un commento

  1. non sapevo che la cucaracha fosse un burdigone. Si impara sempre qualcosa di nuovo nel tuo blog.

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  2. riprendendo un famosissimo pezzo di benigni, potemmo parlare degli organi sessuali sia maschili che femminili!!! Ho notato che in alcuni casi , soprattutto per quello che riguarda la “donna”, i termini hanno anche qualcosa di poetico (in sardegna ad esempio si chiama “albicocca”, lo dico in italiano perché in sardo non lo so scrivere)

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    • ci vorrebbe un’enciclopedia a parte per discutere e analizzare questi termini, sia al maschile che al femminile
      quanto all’ALBICOCCA (chiamata SUSINA nell’isola d’Elba, MONA in Veneto e PUCCHIACCHIA nel Salernitano) alcuni in Inghilterra la chiamano FANNY; se ciò derivi dal romanzo FANNY HILL, francamente non so

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  3. Non lo so come si dice “scarafaggio” in parmigiano, è un peccato, avremmo potuto arricchire la tua antologia. Però so come si dice in inglese: “beatle”! O yeah!

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    • il prof. Cassavia (pignolissimo ex-collega) avrebbe da obiettare; in inglese (sempre secondo il Cassavia) scarafaggio si deve rendere con COCKROACH, mentre BEETLE indica i coleotteri in generale

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      • Ma come, e allora i Beatles? E non si scrive neppure così? Mi crolla un mito di gioventù…

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  4. I messicani sono un passo avanti a tutti (notizia da verificare).

    Grazie mille per il bel commento, CIAO!!! 😀

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  5. @ pensierini: anche per me i BEATLES sono un mito, ma ritengo che il loro nome (che si pronuncia come BEETLES) si possa tradurre con “maggiolini” piuttosto che come scarafaggi

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  6. Bisogna anche ricordare che in gran parte d’Italia la lingua dei nobili e dei potenti non era l’italiano bensì l’austriaco, il francese o lo spagnolo, in base alla zona geografica ed al momento storico.

    Escluderei da quanto scritto probabilmente solamente il napoletano, in quanto anticamente era più una lingua che un dialetto (fu per oltre un secolo lingua ufficiale del regno delle due sicilie). Alcune fra le prime opere liriche sono state scritte in napoletano (si pensi al Pergolesi) e buona parte del repertorio musicale classico, sopratutto quello conosciuto maggiormente all’estero, è in napoletano.
    Il napoletano odierno è un dialetto, a tratti volgare, ma la lingua napoletana, quella seicentesca del Basile ma anche quella dei più “recenti” Di Giacomo, Viviani, E.A. Mario, Murolo, Scarpetta e De Filippo, è stata ed è un patrimonio culturale a tratti unico nel panorama italiano ed europeo.

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    • onore dunque alla lingua napoletana!!!
      e dimmi: come è chiamato dai napoletani moderni l’usignolo?

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      • Sinceramente ho cercato su internet:

        riscignuolo = usignolo (dal latino luscinia)

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