il cacciatore di draghi

Quando sono un po’ teso e ho bisogno di rilassarmi, metto su un disco di Mozart e/o prendo un libro dal mio scaffale.

Questo racconto di J.R.R. Tolkien l’ho appena preso dal suddetto scaffale. E’ sempre una delizia rileggerlo.

Tolkien lo scrisse di getto nel 1949, in un momento in cui la stesura del Signore degli Anelli era in fase di stallo. Si divertì molto a scriverlo (come io a leggerlo) e ci mise una notevole dose di ironia.

L’eroe della storia (che sconfigge ben due volte un terribile drago e lo trasforma in un animale domestico) è infatti un bonaccione, un modesto agricoltore.

Si chiama Giles of Ham e vive in un villaggio inglese (Ham, appunto) nell’epoca immaginaria dei Re britanni, dove è normale che un re si chiami Augustus Bonifacius Ambrosius Aurelianus tyrannus et basileus ecc ecc.

E’ proprio nei rapporti con questo re burbanzoso (e con i suoi pomposi cavalieri) che Giles manifesta la sua bertoldesca e spavalda indole.

Infatti il Re (con tutto il suo seguito di armati) viene a chiedergli almeno una parte del favoloso tesoro che Giles ha sequestrato al drago (quale drago non nasconde immensi tesori nella sua caverna?), ma non ne vedrà neanche un soldino.

“No, sire! Roba che trovi la puoi tenere e roba che tieni diventa tua. Tornate a casa a sbollire la vostra ira!”

E, poichè alle spalle di Gilles appare il drago (come cane da guardia fa la sua figura) il re e i suoi cavalieri spariscono in un istante.

Non torneranno più e Ham (che tradotto in italiano vuol dire Prosciutto) diventerà un piccolo stato indipendente. Come la contea degli Hobbit.

Published in: on aprile 21, 2010 at 10:04 pm  Comments (2)  
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