STABAT MATER, romanzo di Tiziano Scarpa

Pubblicato da Einaudi, ha vinto il premio Strega per il 2009.

Vinto meritatamente secondo me: mi è molto piaciuto. Confesso però che non ho letto gli altri romanzi in gara. Ad esempio non ho letto il bambino che sognava la fine del mondo, classificatosi al secondo posto.

Poco male, ho tutta l’estate per colmare la lacuna. E’ una pacchia avere così tanti romanzi da leggere: sono sicuro di non annoiarmi.

Quanto a Stabat Mater, lo avevo scorso velocemente a Febbraio, ma adesso (dopo che ha vinto lo Strega) l’ho riletto per bene.

Trama. All’inizio del ‘700, a Venezia, Cecilia è un’orfana che impara a suonare il violino nell’Ospedale della Pietà. La sua condizione è tristissima e il suo sonno è tormentato da incubi spaventosi. Per reagire alla disperazione scrive (su tutti i pezzetti di carta che trova) lettere alla madre immaginaria, che non vedrà mai.

Più che lettere sono le pagine di un diario. Che comincia così:

Signora Madre, è notte fonda. Mi sono alzata e sono venuta qui a scrivervi. Tanto per cambiare anche questa notte l’angoscia mi ha presa… so come devo fare per non soccombere.

130 pagine dopo, Cecilia getta in mare l’ultima lettera alla Signora Madre. Ha deciso che non le scriverà più. Si è imbarcata su una nave diretta in Oriente. Travestita da uomo: particolare romanzesco poco credibile, ma nei romanzi succede sempre qualcosa di poco credibile.

Altrettanto poco realistico è il rapporto tra don Antonio Vivaldi (che insegnava musica all’Ospitale) e Cecilia. Troppa confidenza, fin dalla prima lezione a pagina 95.

Impensabile che una povera orfanella si potesse rivolgere (in pubblico) a un prete non più giovane (Vivaldi aveva 38 anni quando compose la Judith Triumphans in cui Cecilia si cimenta con entusiasmo) e già apprezzatissimo dagli aristocratici di Venezia senza chiamarlo “reverendo” o almeno “signore”. La società settecentesca era molto formale. In molte famiglie i figli davano del voi a genitori e nonni ecc.

Di più, Cecilia salta su (davanti a tutte le suore e alle concertiste) a criticare i Concerti per violino e orchestra (le Quattro Stagioni) dicendo “è infantile imitare i rumori del mondo, le uniche cose che la musica è in grado di imitare sono le nostre idee!” e Vivaldi, senza scomporsi, “Hai ragione, è la cosa più stupida che ho scritto…” Ma dai, andiamo…

A parte questi (perdonabili) difetti, il romanzo-diario è veramente bello. Molto crudo in certe pagine (all’inizio), ma poi c’è la consolazione della musica…

A pensarci bene, la protagonista è proprio la musica: violini, violoncelli, oboi… E le voci delle “putte” dell’Ospedale, in gara con gli altri tre Orfanotrofi di Venezia.

Non mi meraviglierebbe vedere sullo schermo una storia così struggente: i film in costume sono costosissimi, ma potrebbe venir fuori un capolavoro.

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Published in: on luglio 6, 2009 at 9:04 am  Comments (5)  
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5 commentiLascia un commento

  1. prima di leggere il post ti faccio una domanda : non è che si capisce tutto?!? Perché io vorrei leggerlo…..dell’altro libro ho sentito pareri favorevoli!!

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    • se non vuoi sapere come va a finire, interrompi la lettura del mio post dopo 20 righe
      FORSE DOVREI ESSERE PIU’ MISTERIOSO e non svelare il finale
      farò così la prossima volta

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  2. hai detto 20?!? Ok :o)

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  3. m’hai fregato……ho cominciato a leggere ed è tutto scivolato via per colpa dei tuo modo di scrivere. E così, senza staccare gli occhi manco un attimo, sono arrivato alla fine del post. Il risultato è che m’è venuta voglia di di leggere il romanzo!

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  4. Chiunque fosse interessato ad avere maggiori informazioni sul fondo musicale contenente i manoscritti con le musiche scritte per le “putte” dell’Ospedale della Pietà di Venezia può cliccare al seguente indirizzo:
    http://fondocorrer.wordpress.com/
    cordiali saluti

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