Commissario Manara? No, grazie!

Una persona cui voglio molto bene mi ha indotto a valutare un programma di Raiuno. Diciamo che mi ha chiesto una prova d’amore. Non potevo dirle di no.

Ho cominciato a scrivere una bozza. Siccome avevo già usato il titolo IGNOBILI E INGUARDABILI FREGNACCE, ho usato un titolo provvisorio.

Ma sono stato preceduto: Allemanda ha recensito la teleboiata MOLTO, MA MOOOOOOLTO MEGLIO di come avrei potuto io. Perciò mi limito a citarla.

http://allemanda.blog.kataweb.it/2009/01/09/lunga-morte-a-il-commissario-manara/

Utilizzo ignobili e inguardabili fregnacce come tag. Sintetico ma eloquente.

Published in: on gennaio 9, 2009 at 11:46 pm  Comments (4)  
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Perchè non lo facciamo in Italia?

Quello che ha deciso Sarkozy (a proposito della pubblicità sulle reti pubbliche) perchè non lo facciamo qui?

In Francia è come da noi. Da una parte il servizio pubblico, dall’altra le TV commerciali. Quella che potremmo definire la RAI francese fino all’altro ieri farciva i suoi programmi con quintalate di pubblicità. Ora non più. Penserà il governo con un fondo speciale a ripianare il deficit.

Perchè la RAI non prova a fare a meno della pubblicità, almeno nei programmi serali?

Finchè sono interrotte dagli spot fregnacce come LA VITA IN DIRETTA o ITALIA ALLO SPECCHIO, che alternano notizie ansiogene di cronaca nera a pensosi quesiti esistenziali su temi Emanuele Filiberto ha cambiato fidanzata? et similia, POCO MALE.

Ma ogni tanto va in onda un bel film o un programma interessante (stasera su F. De Andrè: oseranno infarcirlo con “minestroni orogel” o “vodaphonelifeisnow”?). Almeno esentate RAITRE dall’umiliazione, vi prego!

Badate bene che non sono uno di quei Savonarola che i pubblicitari li brucerebbero tutti. Certi spot mi divertono: avete presente la tipa che, dopo essersi allenata “alla Rocky”, riesce a dire DI PARMA?

E non dimentico che Fellini, Tornatore, G. Muccino ecc. hanno lavorato (bene) nel settore.

Però si potrebbero concentrare gli spot in finestre tipo CAROSELLO. Gli sponsor calerebbero? Chissenefrega degli sponsor! Vuol dire che alla RAI avrebbero meno miliardi e meno direttori generali!

Published in: on gennaio 9, 2009 at 2:54 pm  Comments (4)  
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THE IMPORTANCE OF BEING EARNEST

Ho trovato il DVD del film del 2002 (R. Everett, J. Dench, R. Witherspoon ecc) e me lo sono goduto, alternandolo a una vecchia videocassetta della RAI: L’IMPORTANZA D’ESSERE FRANCO.

Grandi attori gli italiani. Se c’è una tradizione teatrale che non sfigura al confronto con quella inglese è proprio la nostra.

Cito alcuni nomi che ai più giovani non diranno nulla, ma beato chi ha avuto la fortuna di vederli sul palcoscenico!

  • Tino Carraro (è Algernon, interpretato nel film da Rupert Everett)
  • Sergio Tofano (il rev. Chasuble, nel film Tom Wilkinson)
  • Mercedes Brignone (lady Bracknell, nel film Judi Dench)

E adesso, pagato il tributo agli attori italiani, parlerò del film inglese. Sostanzialmente fedele alla commedia di O. Wilde, racconta le schermaglie amorose di due giovani donne, entrambe affascinate dal nome ERNEST (che in italiano si può tradurre Franco).

La trama è comunque un pretesto per una grandinata di battute ciniche sul matrimonio, l’amore, la vanità femminile, la morale e la società in generale.

Ne cito soltanto alcune, sennò non finirei più:

Non mi piacciono i romanzi a lieto fine: sono deprimenti. I buoni finiscono bene e i cattivi finiscono male. Per questo si chiamano “fiction” (=finzione).

Disapprovo tutto ciò che interferisce con la naturale ignoranza. L’ignoranza è simile a un delicato frutto esotico: basta sfiorarla e appassisce subito! Fortunatamente in Inghilterra l’educazione non produce alcun effetto in tal senso! 

Ogni donna finisce con l’assomigliare a sua madre: è questa la sua tragedia. Gli uomini non riescono ad assomigliare alle loro madri: questa è la loro tragedia.

35 anni è un’età molto allettante. La buona società di Londra è piena di donne che sono rimaste, di loro spontanea volontà, all’età di 35 anni.

Non ci trovo niente di romantico in una richiesta di matrimonio! C’è il rischio che venga accettata!

Spero che tu ti comporti bene, Algy.. -IO STO BENE, ZIA!- Non è la stessa cosa! Anzi, raramente le due cose vanno insieme!

La perdita di un genitore, signor Worthing, si può considerare una disgrazia. La perdita di entrambi rasenta invece la sbadataggine!

Alle battute, prese dal testo teatrale, il film aggiunge trovate molto spettacolari. Algernon (perennemente inseguito dai creditori: deve entrare in casa sua dalla finestra per evitarli) arriva alla villa dell’amico Worthing con un pallone aerostatico, Gwendolin ci arriva con un’automobile (talmente lenta che viene sorpassata da due ciclisti) e si fa tatuare sulle natiche il carismatico nome ERNEST. Mi sono informato: usava già farsi tatuare nel 1895.

Infine, un particolare che forse O. Wilde non avrebbe apprezzato: l’inflessibile Lady Bracknell era da giovane una bellissima ballerina da tabarin e si era fatta sposare da Lord Bracknell col vecchio trucco di restare incinta nel momento opportuno. Ciò spiega la simpatia che prova per quell’affascinante mascalzone di suo nipote Algernon “ricco soltanto dei suoi debiti”.

Published in: on gennaio 7, 2009 at 4:58 pm  Comments (4)  
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BLADE RUNNER (1982 – 1992)

Film diretto da Ridley Scott. 

La versione iniziale, che andò nelle sale nel 1982, aveva un consolatorio “vissero felici e contenti” imposto dalla produzione. Dieci anni dopo il regista riuscì a rimetterci le mani e montò la nuova versione, eliminando la voce fuori campo e scegliendo un finale più amaro. Per chi non lo sa (e vuole saperlo) il replicante Rachael, la donna che credeva di essere umana, “non vivrà”.

In questi giorni mi sono visto e rivisto il DVD “final cut” e ancora non mi decido. Meglio questo o quello del 1982? Bisogna che li riveda ancora.

Per il finale, preferisco l’amara verità della nuova versione. Quella vecchia era troppo Hollywood. Più complessa la questione della voce fuoricampo: la storia è talmente intricata che, se non avessi visto prima la vecchia versione, in molti punti non capirei una cippa.

Ad esempio (e non è cosa da poco) il motivo per cui Roy Batty salva la vita al suo nemico Deckard, all’assassino dei replicanti, non c’è nel DVD: “amava la vita, la vita di tutti… anche la mia!”

EPPOI c’è il fatidico quesito, su cui si discute da decenni: Deckard è a sua volta un replicante, strumento inconsapevole della polizia?

Pare di sì, secondo www.blade-runner.it/ Io, nel mio piccolo, non mi pronuncio. Semplicemente preferisco pensare di no. E che l’amore del morente Batty si estenda a un vero nemico, non a un fratello di sventura.

In attesa di una risposta definitiva, un quesito più terraterra. Perchè in Italia non abbiamo mai realizzato un film sf decente? E pensare che la fantasia non ci manca.

L’ULTIMO UOMO SULLA TERRA (1963) ispirato al romanzo IO SONO LEGGENDA, e quindi prima versione del film con Will Smith dell’anno scorso, è stato girato a Roma. Ma il produttore era inglese, il regista americano e la star era Vincent Price.

Perciò non lo considero un film italiano. A parte quello mi vengono in mente solo due titoli. OMICRON di Gregoretti (1963) con Renato Salvatori alieno e CIAO MARZIANO di Pingitore (1980) con Pippo Franco. Troppo serioso il primo, troppo farsa il secondo. Una via di mezzo no?

Published in: on gennaio 2, 2009 at 11:53 pm  Comments (4)  
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IL TALLONE DI FERRO

Romanzo di Jack London, scritto nel 1907. Ripubblicato da Feltrinelli nel 2004.

Avis, vedova dell’agitatore socialista Ernest Everhard, racconta in prima persona di come lo conobbe e lo sposò. Ernest, diventato uno dei dirigenti del Partito Socialista Americano, è prima blandito e poi dichiarato fuorilegge dai capi dell’industria e dell’establishment politico e militare. Dopo aver organizzato una grande rivolta operaia a Chicago, Ernest viene ucciso dalle Centurie Nere (braccio armato della reazione), il suo cadavere scompare e persino il suo ricordo viene infangato da velenose calunnie. Avis cerca di difendere la memoria di Ernest, ma… il romanzo si interrompe di colpo! Probabilmente anche lei è stata uccisa.

Dalle note che accompagnano la narrazione IL LETTORE CAPISCE che questi avvenimenti appartengono a un lontano passato, ai SECOLI DELLO SFRUTTAMENTO, dopo i quali è iniziata la nuova era, L’ERA DELLA FRATELLANZA TRA GLI UOMINI.

Non è uno dei capolavori di Jack London (i personaggi sono spesso poco credibili, con una psicologia piuttosto rozza), ma c’è molto materiale per riflettere.

Come commentò Leone Trotszky, a cui questo romanzo era molto caro, la prima mossa dei controrivoluzionari è quella di spaccare il fronte dei lavoratori, concedendo aumenti salariali e normativi alle categorie privilegiate (ferrovieri, metalmeccanici, bancari e postelegrafonici). Poi di infiltrare nella protesta degli esclusi (il “popolo dell’abisso”) dei provocatori, sedicenti anarchici che organizzando attentati e sabotaggi provocano una spietata reazione.

Al lettore sono poi riservate alcune sorprese. Jack London immagina, scrivendo nel 1907, che la Grande Guerra sarebbe iniziata nel 1913 con un attacco di sorpresa della flotta tedesca a Honolulu. Basta spostare il 1913 al 1941 e sostituire i tedeschi…

E compaiono personaggi realmente attivi nella politica americana. Come il presidente Theodor Roosevelt, come W. R. Hearst (quello di Quarto potere, per capirci), di cui si dice che distrusse il Partito Democratico con la sua megalomania (era quello che London temeva e fortunatamente non si verificò) e come il vescovo Latimer. A quest’ultimo il romanzo riserva una triste fine: Latimer si unisce ai socialisti, per cui viene dichiarato pazzo e rinchiuso in manicomio.

Published in: on gennaio 1, 2009 at 11:32 pm  Comments (2)  
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