LA VARIABILE DIO, di Riccardo Chiaberge

Arno Allan Penzias è un fisico, premio Nobel 1978; di origine tedesca, vive negli USA; la sua famiglia (che scappò appena in tempo dalla Baviera) lo ha educato al rispetto della tradizione ebraica, ma Arno non crede a un Dio personale.

George Vincent Coyne è un astronomo; e un gesuita; lavora all’osservatorio di Tucson (Arizona); è nato (come Arno) nel 1933.

Si sono incontrati in un weekend d’estate, su invito del giornalista italiano R. Chiaberge, e hanno discusso a lungo sui rapporti tra religione e scienza. Il contenuto di questo libro è la sintesi del loro incontro.

Uno scambio di vedute cortese e rispettoso, ma le posizioni restano molto diverse. L’astronomo gesuita crede in un principio spirituale che in qualche modo sopravvive alla morte del corpo; il premio Nobel crede nel DNA: “se abbiamo un’anima, essa consiste nell’ALTRUISMO incastonato nel nostro DNA”

I due concordano però nel condannare (con sfumature diverse) lo scientismo, la pretesa che le conoscenze scientifiche possano valere come principi assoluti e ispirare i comportamenti umani. Noi progrediamo continuamente e sempre più abbiamo coscienza dei nostri limiti. Proprio questa consapevolezza ci spinge a progredire nella ricerca.

Caratteristica dello scienziato è quindi il desiderio di proseguire all’infinito nella ricerca (viene citato a questo proposito sant’Agostino: “Cerchiamo con il desiderio di trovare e troviamo con il desiderio di cercare ancora”) e, contemporaneamente, la consapevolezza che la nostra comprensione della realtà è imperfetta.

Questa consapevolezza è espressa dai due scienziati, sempre con qualche sfumatura diversa.

Arno: “c’è un desiderio di infinito, un desiderio per qualcosa che trascenda la nostra esperienza, perchè sentiamo il bisogno di uscire dal nostro mondo”

George: “abbiamo un bisogno innato di conoscenza e vogliamo spingere questo bisogno più avanti possibile, ma ci rendiamo anche conto che esiste un limite, un ingresso a quello che chiamiamo il mistero del trascendente”

Noto che Arno esprime soprattutto la sua insoddisfazione per il mondo come è (tornerò su questo concetto), mentre George insiste sul “trascendente”. Io non c’ero, ma presumo che questo termine non sia piaciuto moltissimo al suo interlocutore.

Segue un capitolo (Creation Park: la crociata contro Darwin) in cui si parla dell’Intelligent Design (disegno intelligente). Da profano qual sono, ci ho capito ben poco. Ho capito che entrambi gli scienziati concordano nel giudicare “non scientifica” questa teoria. Bene ha fatto perciò il giudice Jones dello stato della Pennsylvania a respingere la richiesta che la dottrina dell’ID venisse inserita come materia di insegnamento nelle scuole pubbliche.

Un capitolo ancora più delicato è intitolato “La sfida di Galileo e le scuse di Wojtyla”. Paradossalmente è il gesuita George Coyne a giudicare più severamente la condanna di Galileo e a ritenere che la Commissione pontificia che riesaminò il caso dal 1981 al 1992 (di cui lo stesso Coyne faceva parte) non abbia “chiesto scusa” in modo adeguato.

IN CONCLUSIONE i due interlocutori si lasciano con un abbraccio e “un simbolico patto di libertà e tolleranza”. Io, da parte mia, concludo con una citazione di Arno Penzias: “voglio credere in un mondo che abbia uno scopo…  per me sarebbe terribile avere la sensazione di vivere in un mondo senza significato… io credo che esistano VERAMENTE cose come l’amore e la verità; proprio come credo che, anche se il mondo scomparisse, il sette sarebbe sempre un numero primo.”

Published in: on gennaio 25, 2009 at 9:38 am  Comments (5)  
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