IL BAMBINO CON IL PIGIAMA A RIGHE (il libro e il film)

Bello il romanzo, bellissimo il film.

Trama. Bruno, nove anni, deve lasciare la sua bella casa berlinese perchè “papà è stato promosso” e deve trasferirsi con tutta la famiglia ad “Auscit”, in una grande villa immersa nel verde. Esplorando i dintorni della villa scopre il Lager dov’è rinchiuso un bambino ebreo, Shmuel. Parlano e fanno amicizia, attraverso il filo spinato: Bruno non capisce cosa voglia dire “ebreo” e perchè Shmuel sia obbligato a vivere lì; ma vuole andare con lui e alla fine riesce ad entrare nel Lager. Non ne uscirà vivo.

Naturalmente, il film aggiunge al valore del testo la struggente bellezza delle immagini (gli occhi dei due bambini che si alternano nei primissimi piani) e della musica (di James Horner, da Oscar). La scena della camera a gas non la potrai dimenticare, anche se campi cento anni.

Però la pagina scritta ha il suo incanto evocativo. Leggete questo breve romanzo (200 pagine) e mi direte.

Cito soltanto un paio di frasi, capaci di trasmettere con le sole parole più emozione delle immagini del film: “Anche se Bruno era basso per la sua età, la sua mano era sana e piena di vita.  Le vene non si vedevano attraverso la pelle, le dita non erano poco più di bastoncini secchi. La mano di Shmuel raccontava una storia molto diversa.”

“Shmuel non piangeva più. Guardava il pavimento, come per convincere la sua anima a non vivere più nel suo corpicino, ma scivolare via e volare attraverso la porta fino in cielo, veleggiando fra le nuvole fino a sparire lontano e non tornare mai più in questo mondo.”

POST SCRIPTUM. A un certo punto nella grande villa dove abitano i protagonisti viene proiettato un documentario sui lager. Documentario realizzato nel 1944 a Terezìn (presso Praga) per ingannare la Croce Rossa internazionale e l’opinione pubblica dei paesi neutrali, mostrava che la vita degli ebrei non era poi così brutta…

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Published in: on gennaio 21, 2009 at 7:23 pm  Comments (15)  
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15 commentiLascia un commento

  1. Mi fido delle tue rece, sai che però ho un forte pregiudizio verso libri e film che trattano di Shoa ? Non so, ho sempre paura che diventi un tema come un altro per strapparti una lacrimuccia. Te lo dice uno che ha odiato con tutte le sue forze “la vita è bella” ed ha amato alla follia “Tren de vie”…

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  2. ci sono differenze ENORMI tra questo film e “la vita è bella”, anche se alcuni critici superficiali hanno voluto accostarli
    L’UNICA COSA IN COMUNE è l’impossibilità di trovare bambini in grado di sopravvivere al Lager: è noto che ad Auschwitz i bambini (dopo l’autunno del 1942)venivano SUBITO eliminati quando scendevano dai treni

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  3. Ciao, che ne diresti di uno scambio link?

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  4. beh, non so come… MA CE L’HO FATTA!!!!
    e senza l’aiuto di cicchi e di sia!

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  5. non tutti furono uccisi, ma a che prezzo?
    Primo Levi testimonia che alcuni ragazzi sopravissero all’orrore di Auschwitz. Non spiega perchè ma lo lascia capire

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  6. Vero. In quel libro bello e tristissimo in cui rievoca il ritorno da Auschwitz a Torino, LA TREGUA, parla di un 12enne, Kleine Kiepura (il piccolo Kiepura), scampato alla morte perchè era l’amichetto di un pezzo grosso del Lager.
    Dopo l’arrivo dei Russi Kiepura si trovò libero, ma era troppo tardi: quello che gli era successo lo aveva portato alla pazzia.

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  7. Bellissimo il film, ne parlo nel mio blog, passa a trovarmi se ti va. Ciauz!

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  8. L’ho appena finito di vedere alla tv, è veramente toccante, si spera fino alla fine che il padre riesca a salvarlo ma il suo destino è segnato. Straziante.

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  9. ciauz atutti io ho letto il libro e ho visto il film.nel film hanno tagliato tantissime parti.a me personalmente piace di più il libro,ti tocca di più.
    io non amo leggere ma quando ho finito di leggere quel libro sono rimasta impressionata da quello che aveva scelto bruno,ha voluto comunque stare accanto al suo amico.
    io avrei odiato mio padre con tutto il cuore se avesse fatto una cosa del genere.

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  10. io ho letto il libro e ho guardato il film è molto toccantela storia tra un ebreo e un tedesco

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  11. è uno dei pochi film per cui ho pianto, ma non per le scene tristi dei bambini (anche ovviamente) ma il mio pianto è uscito fuori per la piccolezza dell’uomo,per la sua assurda crudeltà per gli uomini che vogliono decidere la fine delle persone quando in realtà non spetta a loro!perchè loro non sono nessuno in confronto al destino!

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  12. […] IL BAMBINO CON IL PIGIAMA A RIGHE – recensito qui […]

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  13. head camera

    IL BAMBINO CON IL PIGIAMA A RIGHE (il libro e il film) | un paio di uova fritte

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  14. […] IL BAMBINO CON IL PIGIAMA A RIGHE di J. Boyne – L’Olocausto visto con gli occhi di un bambino di 9 anni; qui prevale la fantasia (è impensabile che si possa scavare a mani nude una galleria sotto il recinto), ma la commozione c’è, eccome se c’è; ne hanno tratto un bel film (ne ho parlato) […]

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