ancora sulla pubblicità…

Voglio aggiungere qualche considerazione al tema della pubblicità in TV.

Come sanno bene gli addetti ai lavori, i messaggi pubblicitari sono diretti alle menti più ottuse e superficiali.

Chi ha un po’ di sale in zucca non sceglie un prodotto sulla base degli spot. Si tratti di un’auto, di un prosciutto o di un cerotto CHI FA USO DEL CERVELLO sceglie a prescindere da slogan, immagini o musichette.

Al massimo viene a conoscenza che esiste un pennello che si chiama Cinghiale (il primo che mi è venuto in mente), ma non è che poi lo compra.

Io difatti lo conosco, ma non l’ho mai comprato. Come non mai comprato l’amaro Cynar, anche se la pubblicità me lo ha fatto conoscere.

Premesso ciò, l’astuto pubblicitario sceglie i programmi più adatti al suo target per farcirli di spot e messaggi promozionali. Inserirà lo spot in un’opera lirica, in una tragedia di Shakespeare o in una dotta conferenza sulla lingua provenzale? Direi di no.

Preferisce invece (proprio perchè conosce bene i suoi polli) programmi rasoterra come Carramba, striscialanotizia e i pacchi di Raiuno.

Anzi, è proprio lui che condiziona i palinsesti grazie al perverso meccanismo AUDITEL!!!!

Prima dell’era Auditel non si misuravano i contatti, ma l’indice di gradimento. Perciò i dirigenti RAI potevano proporre L’Odissea, La Traviata, Gilberto Govi, L’Idiota (con Albertazzi nella parte di Miskin) o I Camaleonti (con Sbragia e Carraro) senza temere il ricatto dei pubblicitari: “programma noioso? niente spot!”

Di conseguenza, proprio per attirare i soldi degli sponsor, la produzione televisiva si livella verso il basso. Sempre le stesse strisce, sempre le stesse corride, sempre le stesse squadre di polizia… Niente più Verdi, niente più Shakespeare.

Se la pubblicità fosse limitata all’esterno dei programmi, come dicevo, la qualità dei programmi aumenterebbe. E il pubblico premierebbe questo cambiamento. Vi ricordate il successo di Benigni quando (senza essere interrotto) recita Dante?

 

Concludo rispondendo alla domanda di Lilian. Tornatore ha diretto numerosi spot. Adesso mi viene in mente quello per Diners Club.

Bello spot comunque. Venezia. Un funerale in gondola: le ceneri di tal signor Manzini stanno per essere disperse in laguna; ma l’urna è vuota.

Costernazione della vedova. Nelle inquadrature seguenti veniamo a sapere che il vispo Manzini, grazie alla carta di credito, se la spassa alla grande in Polinesia.

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Published in: on gennaio 12, 2009 at 5:09 pm  Comments (4)  
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4 commentiLascia un commento

  1. ci sono invece degli spot talmente demenziali in tv…un esempio per tutti? quello dello smacchiatore che fa svanire la macchia! interno di un salotto, due attori impersonanao la mamma ed il figlioletto. il bambino le dice che la maglietta ha una macchia “come il suo peluche”. costernazione della genitrice. alle sue spalle compare d’improvvis una fanciulla con lo smacchiatore in mano, pronta a risolvere il problema!
    dico io: una pubblicità più assurda di questa, con una sconosciuta vestita di rosa che entra in casa tua senza bussare, non potevano non inventarla?

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  2. Il pennello cinghiale credo faccia storia a se: quale altro spot viene ancora trasmesso dopo tanti anni? E’ un pezzo di storia della TV Italiana e una cartolina di come eravamo.

    Non ho mai avuto bisogno di comprare un pennello, ma, nel caso, io cercherei subito quello.

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  3. e geoge cloney truccato da gable che rimane estasiato davanti alla torera castratori cos’è?
    un inno al sadomaso?

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  4. Hai perfettamente ragione, però la pubblicità, io credo, non può essere liquidata tout court come una rottura di co*****i: qualche sera fa, venuto a sapere che la mia sorellina non aveva mai visto l’ imprescindibile classico dysneiano “la spada nella roccia” mi sono tuffato fra le vecchie cassette e l’ ho ripescato. Era una copia registrata dalla televisione intorno al 88-89, quindi prima del cartone c’ era un pezzo di telegiornale (condotto dalla sorella di Buttiglione XD ) e una certa dose di pubblicità di quegli anni…è stato un tuffo nel passato, totale e totalizzante. Credo che poche cose riescano a dare il senso dei gusti, degli stereotipi, delle convinzioni e convenzioni di una società come la pubblicità, specie quella televisiva. Ecco, diciamo che accordo alla pubblicità una valenza antropologica…

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