Viva il Re, Viva la Rivoluzione, Viva Sua Santità!!!!!

Non è il programma del Partito Democratico, è la conclusione del comizio di Consalvo Uzeda (fututo deputato) nella versione televisiva de I Vicerè.

Nel romanzo (scritto nel 1894 da Federico De Roberto) il triplice hurrà è meno paradossale: Viva l’Italia, Viva il Re, Viva la libertà!!! Ma arriva al termine di un lungo discorso in cui si cerca di conciliare l’inconciliabile: la conservazione e il progresso delle classi più umili, l’anticlericalismo e la religione cattolica, la democrazia e il “governo forte” di Crispi, il pacifismo e le conquiste coloniali.

La folla applaude ingenuamente i bei paroloni, mentre i politici presenti sogghignano davanti a tanto cinismo.

Sanno anche loro che per abbindolare gli elettori (e per sbarrare la strada al nascente movimento socialista) bisogna fare salti mortali e mettere assieme Garibaldi, la retorica militarista, il Papa, il Re, Mazzini, insomma tutto.

Infatti Uzeda sarà eletto per molte legislature, in quel periodo della storia parlamentare italiana noto come TRASFORMISMO.

La versione televisiva ha calcato la mano sulle acrobazie verbali (noi siamo per le riforme, ma anche per il rispetto delle tradizioni), ma lo spirito del romanzo (ripeto: 1894) è quello. “L’Italia è fatta, e noi facciamo gli affari nostri!”

Ogni riferimento a un leader politico che si vergogna di essere stato comunista e che si dichiara amico degli industriali, ma anche dei no-global, è assolutamente voluto.

Published in: on novembre 25, 2008 at 3:48 pm  Comments (4)  
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WOODY MISOGINO?

Ho rivisto Vicky Cristina Barcellona insieme a mia moglie. Non le è piaciuto.

Le sembra pervaso di misoginia.

Woody è invecchiato male, dice lei, con troppi matrimoni falliti alle spalle.

Descrive donne sconclusionate, che non sanno cosa vogliono, che cambiano idea ogni cinque minuti,  gelose a sproposito… L’unico protagonista positivo è il pittore.

A me il film non è spiaciuto. Diciamo che ha voluto “fare Bergman” in un contesto moderno. Personaggi agitati dal dubbio, privi di certezze, infelici anche quando fanno sesso, un po’ stronzi… Niente lieto fine.

La differenza principale da Maestro Bergman è che lassù in Svezia c’è la natura abbastanza incontaminata e lunghi silenzi. Qui invece c’è l’ambiente urbano e molta verbosità: i personaggi parlano, parlano, parlano e quando stanno zitti c’è un’instancabile voce fuori campo che ci spiega che l’alberghetto era molto molto bello, la cena era squisita, il vino ottimo e Cristina faceva fotografie bellissime…

EPPOI, come da molti anni nelle storie di Woody, TUTTI SONO RICCHI. Non capita mai di vedere uno (o una) che sia vestito male o che guidi un’auto usata.

Concludo dicendo che il film ha suscitato reazioni negative sulla stampa catalana. MA COME? Barcellona piena di americani e di gente che parla castigliano? Nemmeno una parola in catalano? Sembra Miami.

Published in: on novembre 25, 2008 at 9:11 am  Lascia un commento  
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