L’ASTRONOMO, di Jan Vermeer

Devo ringraziare Luca701 per aver citato questo capolavoro del grande Vermeer.
vermeer

Un personaggio pieno di fascino, questo astronomo.

Si protende in avanti, spingendo la mano destra verso il globo celeste (con le costellazioni e tutto) e per farlo si puntella al tavolo con la sinistra, mano lunga e nervosa a cui il pittore ha dedicato molta attenzione.

Mi piace pensare che quest’uomo sia mosso da una sincera sete di conoscenza. Si chiederà cosa si nasconde nella volta del cielo?

E mi piace immaginare che un suo discendente camminerà un giorno su Marte o qualche altro pianeta.

Concludo con una breve allusione a un personaggio (qui parodiato da Chaplin) che apprezzava molto il quadro di Vermeer.
hit

Tanto gli piaceva che lo rubò. Insieme a tantissimi altri avrebbe voluto metterlo nel megamuseo che progettava di costruire a Linz. Al Nerone del XX secolo, però, il mappamondo scoppiò in faccia.
chaplin

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Published in: on ottobre 21, 2017 at 10:47 am  Comments (2)  
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IL PALAZZO DEL VICERE’ di G. Chadha

IO – “Questo film andrebbe studiato a scuola. Qui c’è la storia del colonialismo e della decolonizzazione, il tema della convivenza delle religioni, ci sono Gandhi, Nehru, Churchill…”

PAOLA – “Se provassi a farlo vedere ai miei alunni passerei dei brutti momenti; denuncerebbero al Telefono Azzurro la mia crudeltà

  • perché c’è troppo dialogo e poca azione
  • perché c’è una storia d’amore senza una briciola di sesso (non si baciano nemmeno!)
  • non ci sono eroi spaccatutto (la violenza c’è, eccome, ma è collettiva)
  • forse quello che provocherebbe maggior delusione è la mancanza della contrapposizione manichea “buoni-cattivi”; chi aveva ragione? quelli come Gandhi che volevano far convivere nello stesso stato gli indù, i mussulmani, i sikh ecc? ma la coabitazione forzata non avrebbe aumentato le stragi?

Meglio riservare il film a spettatori particolarmente inclini alla riflessione.

Ma mi accorgo che ho accennato solo indirettamente alla trama. Lo farò dopo l’immagine e aggiungerò qualcosa a proposito di un film americano dell’anno scorso con molte analogie a questo VICEROY’S HOUSE.
lasd

Delhi 1947. Lord Mountbatten, cugino di re Giorgio VI, viene inviato dal governo (laburista) di Londra a gestire la difficilissima indipendenza del subcontinente indiano. Verrà spartito in due stati, uno induista e uno islamico?

E come si concluderà la love story tra il giovane indù Jeet e la giovane musulmana Aalia?

Stavolta niente spoiler.

Rivelo soltanto che nel finale ci sono colpi di scena, mentre la prima parte appare noiosa ai ragazzini in sala (anche perché non muore nessuno).

Come dicevo sopra, ARRIVAL (ha sfiorato l’Oscar, ricordate?) ha notevoli analogie con IL PALAZZO DEL VICERE’.

Al centro c’è il problema della convivenza e la difficoltà del dialogo (in un caso tra terrestri e alieni, nell’altro tra fedeli di diverse religioni).

E c’è il confronto tra l’istintivo “ammazziamoli-tutti” e la razionalità (che, in ARRIVAL, prevale).
arriva

 

Published in: on ottobre 18, 2017 at 7:43 am  Comments (5)  
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BLADE RUNNER all’italiana, in 2D e mezzo (doveva essere in 3D, ma i mezzi sono quello che sono)

I protagonisti

Kapicchioni Clemente (in arte, K; interpretato da Paolo Ruffini) è un replicante. Dirige un’agenzia di pompe funebri (la famosa “meglio attè che ammè”) e si premura di seppellire i replicanti di vecchia generazione.

Rick Deckard (interpretato da Giorgio Panariello) è un replicante, riluttante all’idea di essere imballato nelle casse da morto di K; si nasconde nelle macerie di Forte dei Marmi.

Trama essenziale

K scopre, abbandonata in fondo a un vecchio magazzino, una bara su cui una mano infantile ha inciso la frase

Supercazzola prematurata con doppio scappellamento a destra come se fosse antani
ber

K –“Ma questo l’ho scritto io, quand’ero bimbino! Me lo rammento benissimo!”

Sulla base di questo e di altri indizi K capisce di non essere stato creato all’ILVA di Taranto, ma di essere uscito da una passerina. Si mette in testa anche di essere figlio di Rick e lo va a cercare. Dick non lo vuol vedere e si nasconde tra i ruderi della Capannina.

K – “Esci di costì, babbino mio! Sono il tu’ figliolo, e mi chiamo Kapicchioni…”

Dick – “Te tu m’ha’ rotto i coglioni!!!”

K – “E di nome faccio Clemente!”

Dick – “Me li hai rotti ugualmente!!!”

Finalmente Dick esce allo scoperto e per impressionare il pischello si mette a declamare

Dick -“Io non so chi tu se’ né per che modo venuto se’ qua giù, ma fiorentino mi sembri veramente quand’ io t’odo…”

K – “O bischero!!! Fiorentino a me? Io son livornese livornese! Dell’Ovosodo!”

Dick – “E tu saresti il mi’ figliolo? Ma chi lo vuole in casa un citrullo livornese, figlio di una bucaiola maremmana e di qualche soldataccio della quinta armata!!! Annusa questo, bellino!!”

E gli scorreggia in viso, lasciandolo stecchito (si fa per ridere, via!)

Quando il regista (Neri Parenti) ha visionato il materiale ha rinunciato a montarlo, gridando che una simile bischerata era buona giusto per qualche spot sulla cura delle emorroidi.

Poi è fuggito alle isole Cayman con i soldi dell’anticipo. Sull’aereo c’erano anche il Ruffini e il Panariello, intenti anch’essi a contare i loro soldacci.
ruffipanar

Published in: on ottobre 14, 2017 at 8:08 am  Lascia un commento  
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La donna oggetto

Quando ho sentito questa espressione per la prima volta?

So che fremete dal desiderio di saperlo e perciò ve lo dico.

Ero piccino e sentivo spesso alla radio una buffa canzone (ormai dimenticata) del Quartetto Cetra.
castel

Cominciava così:

“il visconte di Castelfombrone, cui Buglione fu antenat

ha sfidato il conte di Lomanto ed il guanto gli ha gettat”

Si batteranno per una donna, che diventa subito famosa…

“la donna oggetto di quella tenzone

una canzone

di D’Annunzio meritò”

Già, la donna oggetto. Invece di duellare non potevano lasciar decidere lei?

1 per il Visconte.

2 per il Conte

X nessuno dei due

Conclusione. Allora non ero sensibilizzato alla problematica femminista come lo sono adesso. Mi divertiva l’ironia della contesa cavalleresca, conclusasi con la riconciliazione (succedeva spesso) e un pranzo al restaurant.
dann

Published in: on ottobre 12, 2017 at 3:02 pm  Lascia un commento  

BLADE RUNNER 2049 (siamo tutti replicanti?)

Al di sopra del BAH, senza dubbio. Però confesso di essere rimasto un po’ deluso.

Mi aspettavo di trovare risposta ai miei interrogativi esistenziali.

  1. Siamo tutti replicanti? Siamo programmati nel laboratorio “Eden Corporation” da un Ingegnere che continua a inserire nel nostro codice la clausola “devi morire”?
  2. Oppure ci ha programmati Lucy, la protagonista del film di Luc Besson?
  3. L’agente K è figlio di Darth Vader e di conseguenza fratello della principessa Leila?

darthInvece la storia va in altra direzione. Se non la conoscete già ve la riassumo, cercando di non spoilerare troppo.

Atto primo. In una megalopoli arruginita (R. Gosling ci aveva suonato e ballato quando c’era il sole) K, replicante di nuova generazione, ha il compito di uccidere “mandare in pensione” i vecchi Nexus che vivono in clandestinità. E’ un brutto mestiere, ma qualcuno deve farlo. Va in crisi quando scopre i resti di una replicante sotto un albero morto. Peggio ancora. Gli torna in mente di aver posseduto un cavallino di legno; cavallino che ritrova esattamente dove l’aveva lasciato più di 20 anni prima, quando era un povero orfanello. Ma se è stato bambino, che razza di replicante è?

(l’auto volante usata da K è un modello Peugeot, fateci caso)

Atto secondo. Tutto si complica. Gli alti papaveri vogliono sapere come si fa a ingravidare una replicante: soprattutto vuole saperlo mr. Wallace che ha costruito il suo impero costruendo “lavori in pelle”. L’unico che può saperlo è Rick Deckard, nascosto da 28 anni nelle macerie di Las Vegas e protetto dall’Unione Replicanti Rivoltosi Socialisti. K. se lo trova finalmente davanti: “dimmi, sono figlio tuo e di Rachael?”

Atto terzo. Mentre nei primi 2 atti prevale la riflessione (direi la filosofia) qui domina l’azione: spara-spara, ammazza-ammazza, sopravvivono in pochi (ho promesso di non spoilerare). Finale aperto, in attesa dell’inevitabile sequel.

Conclusione. Merito maggiore del film è la profezia di un futuro di grande progresso tecnologico e disastrosa  degradazione dell’ambiente. 

L’albero morto di cui sopra è il simbolo di questo futuro. Nei 32 anni che ci separano dal 2049 siamo ancora in tempo per salvare la Madre Terra o i nostri figli dovranno adattarsi a vivere su Marte?
marsP.S. Tempo fa mi divertivo a immaginare come in Italia si sarebbero potuti realizzare i remake di film americani (ad es. Checco Zalone protagonista di GANGS OF BARI VECCHIA). Forse ci riproverò con LAMETTA RUNNER 2049 (Paolo Ruffini al posto di Ryan Gosling e Giorgio Panariello al posto di Harrison Ford).

Datemi 2 giorni e ci provo.

Published in: on ottobre 10, 2017 at 8:53 am  Comments (6)  
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Io ne viste cose che voi umani non potreste immaginarvi…

bladerunnLa versione originale di BLADE RUNNER (ce l’ho in VHS) è stata modificata nelle versioni successive, soprattutto nel finale.

Non solo sparisce la rosea favola (“vissero insieme felici e contanti contenti per molti e molti anni” perché Rachael è stata programmata per vivere a lungo), ma non c’è più la voce fuori campo.

La quale voce fuori campo filosofeggia

  • “…in quegli ultimi momenti amava la vita più di quanto l’avesse mai amata; non solo la sua vita: la vita di chiunque, la mia vita…”
  • “…volevano le risposte che tutti noi vogliamo: da dove vengo? dove vado? quanto mi resta ancora?”

Nel cinema contano più le immagini della filosofia. Le immagini e la musica.
vangel
La filosofia va bene in altri ambiti. Lo spettatore sussulta quando Deckard precipita nel vuoto e Roy Batty (per solidarietà da replicante a replicante?) lo afferra per il polso. Ma domande come “cosa succede dopo la morte? esiste un’altra vita? ecc” inquietano (è difficile rispondere…).

Sento dire che BLADE RUNNER 2049 è pieno di azione e povero di spiegoni. Se è così avrà molti spettatori (avremo un ottobre piovoso) e lascerà qualche dubbio nelle nostre menti cinefile.

  • come mai Deckard non muore mai? l’hanno programmato per vivere in eterno? o semplicemente servirà per il 3° episodio?
  • che fine ha fatto Rachael?
  • il lardo di colonnata fa bene agli androidi o gli aumenta il colesterolo?

rach

Published in: on ottobre 6, 2017 at 10:47 am  Comments (11)  
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C’è graffito e graffito…

Se per graffito si intende un disegno sul muro, con o senza il consenso del proprietario, non sono contrario pregiudizalmente.

A Bologna, come potete vedere, ci sono murales veramente belli.
graff
Potete vederne di tutti i colori sui ponti di via Stalingrado e nella zona di San Donato.

Ma ce ne sono anche di bruttissimi, quasi sempre neri (pare che la vernice costi di meno) e senza alcun gusto estetico. Servono solo, secondo me, ad affermare l’esistenza del graffitaro.

“Guardatemi: ci sono anch’io, mannaggia a Nerone infame!!!”

I peggiori di tutti sono quelli che sentono la missione storica di comunicarci la loro fede politica. Da tempo nella zona tra piazza Cavour e via S.Isaia imperversa un fesso che non si stanca mai di disegnare croci celtiche, di inneggiare al fascismo, di inveire contro i “negri di merda” ecc.

Deve avere qualche problema.

Sono stato tentato di imitarlo, aggiungendo al suo DUX la scritta A TESTA IN GIUX. Ma sono una persona bene educata e non scrivo sui muri.
dux

Published in: on ottobre 4, 2017 at 10:12 am  Lascia un commento  
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la ballotta ha visto MOTHER! al cinema di Casalecchio di Reno… ecco come l’abbiamo giudicato (il film, non il Reno)

  • A Mario non è piaciuto più di tanto. Ci ha visto una rilettura aronofesca del tema sartriano “l’enfer c’est les autres”: lei e lui se stavano così comodi nella loro casa nel verde… e poi arrivano le anime dannate dei mortacci loro che sporcano per terra, fregano i portacenere, rompono il cristallo e tutto finisce in vacca.
  • all’Avv. Ientile è sembrato che Lui (Bardem) sia la versione moderna di Jack Torrance (do you remember SHINING?): non riesce a scrivere e non vuole bene alla moglie; inoltre Aronof-Sky aveva sulla scrivania 2 progetti ambiziosi: la versione pornosplatter di DIECI PICCOLI INDIANI e una storia di porcellini cannibali che vogliono mangiarsi il lupo; il guaio è che le pagine si sono mischiate…
  • Piera questa volta era sola (Luciano si è sottratto con la fuga alla visione di questo mattone). MOTHER le è piaciuto moltissimo (ma sospetto che dica così per polemizzare con Luciano). E’ capolavoro autentico, pieno di lupigna arraferia, è lonfo, fa gisbuto e fonca nei trombazzi; d’altra parte Aroncoso è un Maestro che non vaterca né gluisce e molto raramente barigatta!
  • Paola ha cercato di farsi rimborsare il biglietto (ma non c’è riuscita). Comunque le è piaciuto Bardem: “le parti di bel tenebroso gli riescono benissimo” e ha avanzato l’ipotesi che tutta la storia sia solo un incubo di Mother, che si è fatta alla grande.
  • anch’io volevo indietro i soldi del biglietto; a differenza di mia moglie Bardem lo avrei fatto a pezzi, mentre Jenny La Dea mi piace sempre, soprattutto quando è poco vestita; se proprio devo trovare un significato (devo proprio?) azzardo che la Madre è la nostra Terra, saccheggiata e inquinata dai suoi figli (già in NOAH Arocomesiscrive sosteneva che le città consumano le risorse del pianeta mentre la campagna no)

Meno male che sabato prossimo arriva BLADE RUNNER. Prevedo avrà più successo.
motttrunn

Published in: on ottobre 2, 2017 at 8:10 pm  Comments (3)  

“Seduto a quel caffè io non pensavo a te…” ovvero QUEL CHE SUCCESSE DAL 29 al 30 SETTEMBRE

Tema: IL TRIANGOLO in Mogol & Battisti.

Svolgimento.

LUI è giovane e non sembra particolarmente oberato di lavoro. Se ne sta lì, seduto al tavolino di un caffè, e guarda il resto del mondo che gira intorno a lui.

C’è anche LEI. Gli sguardi si incrociano.

LEI non abbassa gli occhi, anzi sorride.

Vuol dire che ci sta. LUI non capisce più niente. Non si ricorda nemmeno che esiste un’ALTRA. Via di corsa prima al ristorante (non ha problemi di grana, il ragazzo) e poi a letto.

La mattina dopo (30 settembre) LUI, spinto da un devastante senso di colpa, telefona all’ALTRA (LEI era solo un’avventura ed è già dimenticata): piange ride e si parla addosso.

L’ALTRA fa finta di non capire quello che è successo. Una donna degna di tal nome CAPISCE SEMPRE. Per amore del quieto vivere o per qualche altra ragione finge e, al momento opportuno, applicherà la legge del taglione.

Riassumendo: LEI si annoiava e si è accontentata di “una botta e via” (non risulta che abbia fatto storie, che l’abbia cercato poi ecc). Beh, che c’è di strano? Se per tanti uomini una botta e via è l’ideale, perché non dovrebbe andare bene per una donna?

Nessun triangolo è stato maltrattato nella stesura di questo post.

equi

Published in: on settembre 30, 2017 at 7:23 am  Lascia un commento  

un BAH e tre AL DI SOPRA DEL BAH alla fine di settembre

PREMESSO CHE nell’ultimo numero di CIAK Stefano Disegni ha diretto i suoi strali all’epico DUNKIRK.

PREMESSO CHE sul suo giudizio (“filmetto piccolo piccolo”) non concordo e se volete sapere perché leggete qui.

PREMESSO CHE trenta giorni ha Settembre con April, Giugno e Novembre eccetera

elenco qui in ordine alfabetico i film visti di recente

    • APPUNTAMENTO AL PARCO – Al di sopra del Bah – Se volete sapere di più, ma proprio se volete, leggete qui.
    • CARS 3 – Al sopra del Bah – Ben disegnato. Musica splendente. I bambini applaudono lo sfrecciare delle auto, gli adulti riflettono sul tema (più americano che italiano) dei vecchi campioni che imboccano il viale del tramonto, spazzati via dalle nuove tecnologie
    • LA GATTA CENERENTOLA – Bah – Dispiace dare a un film italiano il giudizio meno lusinghiero della quaterna. Ma,  come ho detto qui, la colonna sonora non incanta e il disegno (diciamo la verità) poteva essere più accurato
    • L’INGANNO – Al di sopra del Bah. Mi è davvero piaciuto, come potete leggere qui

parksaettacatingann

Published in: on settembre 28, 2017 at 4:38 pm  Lascia un commento