Giacobazzi contro il facebook!!!!

L’altra sera eravamo in centinaia a sbellicarsi al teatro Fanin.

One-man-show di Andrea Sasdelli, in arte Giacobazzi.

Repertorio misto, nel senso che alternava gag classiche a materiale inedito, comunque apprezzatissimo.

Aperta parentesi. Quando Giacobazzi inizia la gag del Traumatologico di Bressanone sai già che riderai da star male. E’ come E lucean le stelle dalla voce di Plàcido Domingo: l’hai sentita tante volte, ma piace sempre. Chiusa parentesi.

Voglio ricordare qui solo una nuova entry (anche perchè permette di introdurre un argomento che ritengo importante): la tirata contro il facebook.

Col permesso dell’Autore, cito (a memoria) il seguente aneddoto.

“Incontro uno che non vedevo da un anno. Prima ancora che gli chieda come sta, mi fa (voce del verbo dire): TE, QUANTI AMICI HAI?

Rapido inventario mentale. 10, diciamo 15… IO NE HO 491, DI CUI UNO FINLANDESE! E mi ha spiegato cos’è feisbuc.

Mi ha detto anche che sta sempre davanti al computer per mantenere i contatti e non esce quasi di casa. Ecco perchè non lo si vede in giro.

Poi l’ho perso di vista. Finchè non mi telefona che è finito col furgoncino nel fosso e non riesce a tirarlo fuori. Prima di andare col carrogrù gli dico TELEFONA BEN IN FINLANDIA, IMBECILLE”

Adesso dovrei commentare che chi abusa di facebook rischia davvero di isolarsi, che gli amici devono essere POCHI, MA BUONI ecc…

ma è venuto fuori il sole e mi fermo qui.

Nel prossimo post anticiperò il giudizio che gli archeologi del futuro daranno del facebook.

Buona domenica a tutti.

quando i clandestini eravamo noi…

Ho già citato, nel blog-fragolina, il racconto IL LUNGO VIAGGIO di Leonardo Sciascia.

http://un-paio-di-uova-fritte.blog.kataweb.it/2008/11/07/razzismo/

L’ho fatto rileggere recentemente, per il gioco didattico BOOKLAND.

Lo leggono, lo capiscono (non è difficile), ma credono che sia uno scherzo, un paradossale capovolgimento della realtà che i telegiornali e la stampa documentano molto frequentemente: gli sbarchi clandestini a Lampedusa e dintorni.

Ci vuole uno sforzo notevole per convincerli che NON E’ UNO SCHERZO, che è un racconto realistico.

Negli anni cinquanta erano i siciliani (i meridionali in genere) che emigravano clandestinamente, in questo caso verso il New Jersey.

In questo racconto decine di sventurati (dopo aver venduto tutto quello che hanno) salgono su un peschereggio e si preparano a sbarcare dopo un lungo viaggio sulle spiagge americane.

Con una atroce beffa finale.

Provate anche voi a leggerlo. Si trova nella raccolta IL MARE COLORE DEL VINO e in molte antologie per le scuole medie e per il biennio delle superiori.

Nel 1972 la Rai affidò ad Alessandro Blasetti il compito di realizzare un cortometraggio su questo tragicomico racconto. Ma non venne bene (anche Blasetti qualche volta sonnecchiava…); forse sarebbe il caso di riprendere il tema e farci un telefilm. Credete a me, il soggetto è più che mai attuale.

IL GATTO E LA VOLPE, una storia antica e moderna

Sto affilando le mie lame per CIASCUNO E’ PERFETTO (R. Morelli), ma per il momento mi dedico a due personaggi (della letteratura e della musica) che forse con Morelli hanno qualche affinità.

Apro parentesi. Per me PINOCCHIO andrebbe letto e commentato a scuola non meno dei PROMESSI SPOSI. Almeno alcuni capitoli: il paese di Acchiappacitrulli (dove i ladri sono impuniti e i derubati vanno in galera), gli episodi col gatto e la volpe, il paese dei balocchi, ecc. Non è una favola: è l’immagine dell’Italia di ieri e di oggi. Chiusa parentesi.

Esaminiamo la canzone di Bennato. I due malandrini si presentano come talent scout e maneggioni nel mondo della discografia.

“tu ci cedi tutti i diritti e noi faremo di te un divo da hit parade…”

Ma di gente così ne conosciamo tanta, no? Tutti sorrisi e bonarietà, che ci promettono successo e felicità.

Politici, banchieri, consulenti finanziari, venditori di pomate miracolose e di numeri per il lotto, maghi, santoni, profeti, maestri di meditazione trascendentale e di ogni sorta di rigenerazione spirituale; tutti animati da un altruismo commovente…

“Che fortuna che hai avuto ad incontrare noi…”

E’ una professione molto diffusa, quella dei gatti-e-volpi. E ha enorme successo. Vabbè, qualcuno va in galera ogni tanto, ma poi ci si può rifare (ve lo ricordate Verdiglione? e Vanna Marchi è ancora dentro o le hanno dato i domiciliari?).

Hanno successo solo in Italia? Credo di no. Dappertutto nascono i creduloni come Pinocchio, che vuol diventare ricco (anche per aiutare il suo babbino, perchè no?), ma senza lavorare. Lavorare stanca. Meglio affidarsi a qualche volpe, hai visto mai?

Se questo post mi sembra troppo moraleggiante (o avete qualche simpatia per i furbacchioni) godevi il seguente video, dove la canzone è accompagnata dalle immagini di due birichini potteriani, i gemelli Weasley.

Se invece i furbacchioni non li potete soffrire, ascoltate la voce di Bennato (il testo ve lo trascrivo dopo) a occhi chiusi. E’ una bella canzone, no?

Quanta fretta! Ma dove corri, dove vai?

Se ci ascolti per un momento, capirai:

lui è il gatto e io la volpe,

siamo in società; di noi ti ti puoi fidar

Puoi parlarci dei tuoi problemi, dei tuoi guai:

i migliori in questo campo siamo noi!

E’ una ditta specializzata

fa’ un contratto e vedrai

che non ti pentirai!

Noi scopriamo talenti e non sbagliamo mai,

noi sapremo sfruttare le tue qualità.

Dacci solo quattro monete:

ti iscriviamo al concorso per la celebrità!

Non vedi che è un vero affare?

Non perdere l’occasione:

sennò poi te ne pentirai.

Non capita tutti i giorni

di avere due consulenti,

due impresari che si fanno in quattro per te!

Avanti, non perder tempo: firma qua!

E’ un normale contratto, è una formalità…

Tu ci cedi tutti i diritti

e noi faremo di te

un divo da hit parade!

Quanta fretta! Ma dove corri, dove vai?

Che fortuna che hai avuto ad incontrare noi!

Lui è il gatto e io la volpe,

siamo in società: di noi ti puoi fidar…

4ever un cazzo!!! Silvio, è finita!!!

Come promesso nel precedente post (30 aprile), ho riportato LA RISPOSTA dell’esasperata Veronica.

E il discorso potrebbe finire qui, non essendo io un esperto di divorzi.

TUTTAVIA, visto che siamo in argomento, trascrivo qui un interessante testo che è capitato per un puro caso nelle mie mani.

(dalle prediche di Fratel Dario da Ferrara)

In una parte di questo mondo, che per degni rispetti non nomino, viveva, uditori carissimi, e vive tuttavia un cavaliere scapestrato, amico più delle femmine che degli uomini dabbene, il quale avvezzo a fare d’ogni erba un fascio aveva posto gli occhi su una dozzina di attricette, dal volgo nominate “veline”, ed era assai desioso di compiere con esse loro ogni sorta di disordini.

I gentiluomini della contrada erano scandalizzati e dimolto ansiosi per la salvezza delle loro (del cavaliere e delle veline) anime.

Quand’ecco che, ritornando all’alba nella sua villa dopo una notte di vergognosi bagordi, davanti al Cavaliere si parò prodigiosamente la Beata Veronica di Macherio, una santa donna alla cui intercessione sono dovuti miracoli e incredibili conversioni, di cui parlerò diffusamente in altra occasione.

-O inveterato nel male, la voce delle tue nequizie è giunta fino a me! Ascolta dunque quanto ho da dirti e pèntiti, altrimenti ti do uno smataflone che il muro te ne dà un altro!- 

E, cominciando dalla A (aida) alla Y (yespica), ricapitolò tutte le malefatte del Cavaliere e della sua scellerata ciurma di bravi. Chè la Beata sapeva ogni cosa, neanche se avesse intercettato tutte le comunicazioni telefoniche e via e-mail.

Colpito da tanta precisione, il Cavaliere si umiliò fino alla polvere della via e giurò e spergiurò che giammai sarebbe ricaduto nei suoi peccati, né avrebbe corrotto giudici, né avrebbe frodato il fisco, né avrebbe falsificato bilanci, ecc ecc.

Tanto sincero parve il suo pentimento che la Beata gli credette e, levatasi in volo, ritornò nel paradiso terrestre. Fece male a credergli perché lo scellerato, guardatosi intorno per vedere se si trovasse sul set di SCHERZI A PARTE, le rivolse da lontano il gesto dell’ombrello e ritornò al suo antico animo.

Quel po’ di pentimento era infatti svanito con le brume del primo mattino e solo la stizza rimaneva, esacerbata dal rimorso di quella passeggera debolezza.

Appena la Beata Veronica però seppe di essere stata ingannata, secondo il noto detto “passata la festa gabbata Veronica”, prese bene la mira e rovesciò una tonnellata di letame, a mezzo stampa, sul Cavaliere e ne sputtanò definitivamente l’immagine.

Da questo episodio, uditori miei carissimi, traete le debite conseguenze.

  1. VOTATE PD
  2. NON FIDATEVI MAI DELLE PROMESSE DEL CAVALIERE, CHE NON SOLO NON PERDE IL VIZIO, MA NEANCHE IL PELO. ANZI OGNI ANNO CHE PASSA ACCRESCE FRAUDOLENTEMENTE I SUOI CAPELLI

Eulalia Torricelli di Forlì

Questa canzoncina era molto in voga quando ero piccolo. Era allegra e orecchiabile: la cantavano tutti. Dopo ve la faccio sentire.

Ma oggi, con la mania di inquadrare STORICAMENTE il tuttoquanto, ci chiediamo: cosa si nasconde in questa storiella surreale?

Vediamo un po’. EULALIA è ricca (tra i castelli e la relativa servitù, è una feudataria) e romantica. Si innamora di un uomo rude che viene dai boschi (dell’Appennino romagnolo, e da dove sennò?) che però la maltratta e la conduce alla rovina.

Quell’uom dal fiero aspetto (guardia forestale sciupafemmine) si chiama Giosuè De Rossi. Alla fine se la squaglia e va “in Puglia”.

Sembrerebbe un’allusione a re Vittorio Emanuele e alla fuga dell’8 settembre. MA VE LA IMMAGINATE VOI UNA DONNA ROMAGNOLA CHE SI PERDE PER QUEL TAPPO????

CI SONO!!! Giosuè (il bastardo sciupafemmine) è BENITO MUSSOLINI, prima agitatore socialista (De Rossi = ex rosso) e poi duce.

Predappio è una cittadina appenninica in provincia di Forlì…

Quindi EULALIA rappresenta l’establishment prefascista (nobiltà e borghesia arricchita) che si affida incautamente a Mussolini e ne viene trascinata nella tragedia della guerra mondiale.

Prima di togliersi la vita (mangiando fiammiferi) EULALIA fa testamento e lascia la sua ricchezza “a chi castelli non ha”, cioè attua la redistribuzione delle terre che avviene nel dopoguerra (riforma agraria di A. Segni); infatti la canzone è del 1947.
Tutto collima…

RAZZISMO

Fino a qualche decennio fa gli italiani (la maggior parte degli italiani) avevano LE PEZZE AL CULO.

Erano gli italiani ad emigrare, spesso clandestinamente, come nel bellissimo film IL CAMMINO DELLA SPERANZA di Pietro Germi (1950).

Adesso che si sono arricchiti disordinatamente, hanno paura di perdere il GRUZZOLETTO.

Adesso si ha PAURA di tutto e di tutti. Ciò che è DIVERSO, imprevisto, nuovo, è visto come una minaccia. Perciò DAGLI ALLO STRANIERO, dagli all’ebreo, dagli al negro…

La crisi economica peggiora la situazione. Come la Germania diede retta a HITLER dopo la crisi del ‘29 (prima era il leader di un partitino di esaltati, come Bossi), nei nostri infelici anni i misfatti del MERCATO coincidono con il moltiplicarsi dei casi di intolleranza e di violenza.

VIOLENZA contro tutti, mica solo gli stranieri. A parte i CASI CLAMOROSI come quello di Erba, sento dire sempre più spesso di liti condominiali che trascendono in risse e minacce di morte. Se poi I VICINI DI CASA hanno la pelle scura il cerchio si chiude.

P.S. Oltre al sopracitato film, l’emigrazione clandestina degli italiani in quegli anni ha dato spunto a IL LUNGO VIAGGIO, un racconto di LEONARDO SCIASCIA contenuto nella raccolta il mare color del vino.

Gli alunni delle nostre scuole, quando leggono questo grottesco racconto, spesso credono che sia uno scherzo (alla Umberto Eco) che capovolge la realtà: sono abituati a vedere gli scafisti che scaricano i disperati del terzo mondo sulle spiagge italiane. Ci vuole un certo sforzo per fargli capire che, fino ai primi anni cinquanta, avveniva l’opposto.

Pubblicato in:  on Ottobre 4, 2008 at 9:22 am Commenti (2)
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