Ciao Tonino…

Voglio ricordare Tonino Guerra con una citazione da STORIE DELL’ANNO MILLE.

E’ una specie di romanzo picaresco, utilizzato per molti anni nel gioco didattico Bookland.

TRAMA ESSENZIALE. Tre poveracci (Millemosche, Carestia e Pannocchia) si aggirano in uno scenario altomedievale. Sempre affamati, spesso in pericolo di morte, riescono comunque a sfangarla.

 In un episodio una banda di mercenari assedia un castello e i 3 si arruolano. Anche perché Millemosche (che si atteggia a veterano) spiega agli altri due che la condizione degli assedianti è invidiabile.

“-Un assedio è comodo. Magari va avanti degli anni… Si sta lì, si mangia, si beve E NON SI FA FATICA. Basta non avvicinarsi troppo alle mura. Io ho già fatto un assedio: è durato due anni! I più belli della mia vita…-

-Ho sentito dire che gli assediati ti tirano addosso l’olio bollente…- intervenne Carestia.

-QUESTE SONO BALLE che non so chi le ha inventate! Io sono pratico e ti dico che l’olio costa caro e se ne trova poco al giorno d’oggi. Gli assediati (se ce l’hanno) sta’ tranquillo che se lo tengono da conto!”
guerrguerra

Published in: on marzo 21, 2012 at 5:08 pm  Commenti (4)  
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due quadri, due romanzi

LA PRIMAVERA di Sandro Botticelli è agli Uffizi (Firenze, Italia), LAS MENINAS di Diego Velasquez è al Prado…

Scusate. Ho sbagliato incipit. Dovevo dirlo in fondo dove sono questi due quadroni. Vabbé, ricominciamo.

Ho un amico libraio. Quando vado a trovarlo mi presta qualche romanzo. Sa che non li sciupo e vado velocissimo, secondo un metodo di lettura selettiva che in America chiamano SKIMMING.

In pratica, io SORVOLO i romanzi. Me ne FACCIO UN’IDEA e decido se vale la pena leggerli nel dettaglio.

Ad esempio HO SORVOLATO a grande velocità LA LADRA DELLA PRIMAVERA (edizioni Nord) e ho deciso che non vale la pena di dedicargli altro tempo.

Non solo per gli anacronismi, soprattutto lessicali (tutti i personaggi, principi o popolani, papi o poeti, usano lo stesso linguaggio, più o meno simile a quello di Paperino e di zio Paperone).

Ma in fondo è la protagonista a non convincere: una giovane prostituta fiorentina che unisce una bellezza straordinaria (le sbavano dietro tutti, compreso Botticelli che la sceglie come modella) a un’intelligenza e un’astuzia che neanche Sherlock Holmes.

In più, in un’epoca in cui spostarsi da Pisa a Lucca era un’impresa, gira instancabilmente per la penisola (Firenze Roma Napoli Venezia Bolzano Genova ecc) come una pallina da flipper. Chissà che scarpe aveva. Insomma, sa fare tutto benissimo: “Mens Montalcini in corpore Bellucci” avrebbe detto Giovenale se l’avesse conosciuta.

Passiamo oltre. A un altro romanzo (guarda che coincidenza, riguarda anche questo un quadro famosissimo) intitolato L’INVIDIA DI VELASQUEZ (Sironi editore). Sorvolando sorvolando, ho avvistato tre cose che mi riempiono di gioia:

  • Quer pasticciaccio brutto de via Merulana di Gadda
  • la sangria
  • il museo del Prado

L’ho letto per bene. Niente di che, ma si può arrivare in fondo senza provare bruciori di stomaco.

TRAMA. Un commissario frustrato (proprio come Ingravallo) non ci capisce un acca di una serie di omicidi e più ancora non si spiega come quel fetente di Alvarino Mostocotto, che prendeva sempre 18 all’Università, sia diventato questore di Roma. Scoprirà che i delitti e la carriera del fetente sono connessi, perché tutto (in Italia, in Spagna e in altri luoghi) è da secoli nelle mani di una potentissima setta (un po’ Templari, un po’ Rosacroce, un po’ Cielle). Ma chissenefrega? A pag. 83 ha conosciuto Mafalda, una madrilena todo fuego e gli interessa solo andarci a letto, cosa che avviene a pag.221.

Ripeto: poca roba, ma può piacere. Soprattutto se siete molisani.

Aggiornamento del 21 marzo. Sull’altro blog ho parlato di un altro famosissimo dipinto

http://un-paio-di-uova-fritte.blog.kataweb.it/2012/03/21/un-capolavoro-che-sfida-i-secoli/ 

arte

LA CARTA PIU’ ALTA, romanzo

Chi mi ama mi regala libri come questo. O dvd d’autore, ma oggi non parlo di cinema.

E’ un romanzo giallo (di Marco Malvaldi, pubblicato nello scorso gennaio da Sellerio) con tutti gli elementi classici. Un intrico di morti sospette e di affari, in una famiglia che definire di serpenti è offendere i serpenti.

Ma più che l’intreccio è la cornice della storia ad affascinarmi.

 Si parte da un bar vicino al mare (che mi ricorda i racconti di Stefano Benni) e da 4 vecchietti terribili, definiti di volta in volta “renitenti all’obitorio”, “mangiasemolino a ufo”, “a-prostati” ecc

Poi c’è il protagonista, Massimo il barrista (a Pisa e dintorni si scrive con 2 erre) capace di intuizioni prodigiose, dovute anche a letture bibliche: Deuteronomio gli fa pensare al Deuterio e Kohelet (figlio di Davide, re a Gerusalemme) dice che…

Beh, il finale questa volta non lo racconto. Auguro soltanto a chi leggerà di provare lo stesso piacere che ho provato io nell’attraversare queste 190 pagine, intrise di toscano aceto.

Eccone qualche esempio:

  • “a questo punto verrò fuori anch’io…(disse Pilade)” “E’ un ber discorso! Se l’aveva fatto anche tu’ pa’ ora ar mondo c’era un bischero di meno!” (pag 117)
  • “avevano preso cappelli e bastoni e si erano levati da quel che ci fa rima” (pag 100)
  • “la Tilde cià la meglio ricetta per li zucchini: li chiappa e li butta via” (pag 161)
  • “Gioa’ senza be’ quarcosa è come anda’ ar casino e trovacci dentro ir prete…” (pag 189)

salter

Published in: on febbraio 24, 2012 at 12:23 am  Commenti (11)  
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MISTER GWYN, romanzo diversamente bello

L’ho letto due volte (è corto) e mi sa che lo rileggerò. Per il momento noto che Alessandro Baricco (d’ora in poi, AB) non riesce più a scrivere bene come agli inizi (ad es. Castelli di rabbia e Novecento).

Già EMMAUS mi aveva deluso. Adesso non so decidermi se considerare questo Mr. Gwyn una sublime sciocchezza o un lavoro-dignitoso-che-magari-con-più-calma-poteva-essere-bellissimo.

Intanto elenco i principali pregi e i principali difetti del romanzo:

  • segnala a pag. 69 una bellissima storia di Paperino disegnata da Carl Barks e letta dal protagonista; si tratta di Paperino e il paese dei Totem (Land of the totem poles), pubblicata in Italia nel 1950; come faccio a non volerti bene, AB, quando mi citi storie così?
  • il protagonista, oltre a leggere fumetti d’annata, vive a Londra, tra Camden e una “enorme libreria” presso Charing Cross (penso che la libreria sia Foyles): a pag. 145 AB sembra infastidito dalle dimensioni degli “odiosi supermercati del libro” (ce ne fossero da noi, librerie come Foyles…)
  • AB ha creato nomi originali: John Septimus Hill, Tom Bruce Shepperd, Jasper Gwyn (il protagonista), Akash Narayan, Klarisa Rode… (può bastare a farmi piacere questo romanzo? mah…)
  • la trama è più strampalata dei delitti su cui indaga Don Matteo a Gubbio; dopo ve la riassumo, se proprio ci tenete… per ora mi limito a una domanda: perché tanti personaggi devono mostrarsi completamente nudi allo sguardo del protagonista? è una allegoria della verità? o serve per dare un po’ di pepe a una storia tuttosommato noiosa?
  • i dialoghi sono una frana; è vero che i dialoghi sono la difficoltà maggiore per un narratore (attribuire a ciascun personaggio un diverso codice linguistico e diverse capacità espressive: è questo che ha fatto grandissimi Cervantes, Hemingway, Somerset Maugham, Maupassant, Tomasi di Lampedusa…)
  • a pag 36 c’è un’affermazione perentoria: “tutti i veri scrittori odiano quel che c’è attorno al loro mestiere” cioè i soldi, i contratti con le caseditrici, gli agenti; non so chi siano i “veri” scrittori per AB, ma (a quanto ne so) Camilleri, Follet, Grisham, King, lo stesso Hemingway la pensano (pensavano) diversamente
  • avevo digerito a fatica il “sorriso ben fatto” di EMMAUS; sono disposto a sorvolare sul “dignitoso calore” con cui Jasper e un diversamente giovane si salutano a pag 67 (gli inglesi conoscono bene la dignità, non il calore…); quello che non posso sopportare è “un’eternità minuscola”: what the fuck does it mean eternità minuscola?
  • altra domanda: il diversamente giovane di cui sopra trasporta la sue lampadine con un vecchio scatolone di pasta italiana sigillato con un largo scotch verde… era necessario per l’economia della storia che lo scatolone fosse vecchio, la pasta fosse italiana e lo scotch fosse verde?

Siete ancora qui? Peggio per voi. Eccovi la TRAMA ESSENZIALE.

Jasper, il protagonista, è stato un romanziere di un certo successo. Ma si è stancato di scrivere (autobiografico?) e decide di cambiare genere. Con l’aiuto di una giovane diversamente magra si mette a “scrivere ritratti” di gente nuda. All’inizio va tutto bene, poi una giovane ricca e stronza rovina tutto.

(Noto che da un po’ di tempo nei romanzi di AB compare una riccaestronza che rovina tutto. Altro spunto autobiografico?)

Infine Jasper scompare. Ma nel mondo appaiono altri suoi romanzi, tra cui uno incompiuto: contiene i capitoli finali (terzo e quarto), mancano il primo e il secondo.

Magari nel suo prossimo romanzo AB scriverà quei due capitoli mancanti.

Così tutti noi potremo andare a letto contenti e rilassati.
bariccototem

Published in: on dicembre 26, 2011 at 5:27 pm  Commenti (6)  
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REGALATE LIBRI

Due anni fa ho pubblicato un elenco di libri da regalare a Natale.

E’ tempo di rinnovarlo. L’elenco, non il Natale. Ricordando la premessa di allora: se conosci bene la persona, non hai bisogno dei miei consigli (questi li puoi regalare a lontani parenti o a colleghe/i d’ufficio).

    • IL CORTILE DEI GIRASOLI PARLANTI. Racconti ben scritti da A. Arslan (l’autrice della MASSERIA DELLE ALLODOLE). L’ho letto in un pomeriggio. Lo rileggerò senza fretta, nei giorni ovattati tra Capodanno e l’Epifania, e lo recensirò.
    • POCO O NIENTE. Storia della nonna contadina di Pansa Giampaolo. Sottotitolo “Eravamo poveri, torneremo poveri”. Tra l’Albero degli Zoccoli e il futuro.
    • LA MIA ANIMA E’ OVUNQUE TU SIA. Romanzo breve di Aldo Cazzullo. La Resistenza, il Dopoguerra, un delitto, una detective. Piace a chi ama Beppe Fenoglio.
    • BIANCA COME IL LATTE ROSSA COME IL SANGUE. 264 pagine di A. D’Avenia (che purtroppo non si è ripetuto nel recente COSE CHE NESSUNO SA). Rileggendolo mi sono accorto che l’accostamento a JACK FRUSCIANTEecc (da me osato nella recensione del 6 luglio) era una sciocchezza. Brizzi un romanzo così se lo sogna.
    • INCANTO. Storie di giovani (anche l’autore, Pietro Grossi, ha passato da poco i 30): un campione di motociclismo, un geniale matematico, uno squaletto della finanza cercano (ciascuno per conto suo) di dare un senso a questa vita.
    • LA BUONA SOCIETA’. 400 pagine di Amor Towles. New York 1937. Lustrini, charleston e dissolutezza. Non è il Nobel per la letteratura, ma quando hai cominciato non smetti più.
    • LA CLASSE NON E’ ACQUA. Acute e divertenti osservazioni di A. Caprarica sugli aristocrats del Regno Unito (spesso squattrinati, quasi sempre libertini). Caprarica è di sinistra (ha scritto per anni sull’Unità), ma non nasconde una qualche simpatia per quel mondo bislacco dove la signorilità è INDISPENSABILE anche sul letto di morte: le ultime parole di un duca (citate a pag 256) furono “Bene, il gioco è finito. Ciò non mi dispiace”
    • L’INDICE DELLA PAURA. Un bel giallo, ambientato nel mondo della finanza, scritto da R. Harris (quello di FATHERLAND, di POMPEI e di GHOSTWRITER). Un sofisticatissimo software minaccia gli equilibri finanziari del mondo intero.
    • SORELLA. Un altro giallo, di Rosamund Lupton da Cambridge U.K. Atmosfere cupe, un cadavere ad Hyde Park, colpi di scena a ripetizione. Che fine ha fatto la bellissima Tess?
    • LA RAGAZZA FANTASMA. Rimetto in lista questo romanzo (un giallo “fantasy”) di S. Kinsella. L’ho recensito il 19 dicembre 2009: mi accorgo che è ancora vendutissimo. Un motivo ci sarà.

fantasmaanimaclassesorella

I viaggi nel tempo da Hermione Granger a Stephen King

Credo che il primo scrittore a immaginare di tornare al passato per modificare il presente sia stato Mark Twain.

Poi ci sono stati Bradbury, Asimov e tanti altri maestri della SF.

Mettiamoci anche la Rowling. In un episodio della Hogwartsaga Hermione usa un Giratempo (Time-turner nell’originale) che le permette di seguire più lezioni contemporaneamente (dalle 10 alle 11 Rune Antiche, poi torna alle 10 per l’ora di Divinazione…)

Se l’adorabile secchiona viaggia nel passato solo per prendere dei bei voti, il protagonista dell’ultimo romanzo di S. King (11/22/63, segnalatomi da Armakuni) ha un progetto di importanza STORICA.

LUI (un prof 35enne, nato nel Maine nel 1976) ha scoperto che può, attraverso una “buca del coniglio”, tornare nel passato e impedire che John F. Kennedy sia ucciso a Dallas.

E ci riesce, affrontando traversie di ogni tipo. Una misteriosa forza gli si oppone, creando continui intoppi: IL PASSATO NON VUOLE ESSERE MODIFICATO.

JFK è salvo, dunque. HAPPY END? Naaaaa…. qui NON siamo nell’ottimismo hollywoodiano di RITORNO AL FUTURO.

Siamo nel mondo tragico di Stephen King.

Se volete sapere come va a finire, ve lo dirò dopo l’immagine (e alcune righe assolutamente OT). Se invece preferite saperlo solo leggendo questo bellissimo romanzo, SIETE ANCORA IN TEMPO: voltate pagina e arrivederci alla prossima.

Posso solo aggiungere che, oltre l’avvincente trama, King ci regala una commossa ricostruzione della “vecchiamerica” tra il ’58 e il ’63, quando lui aveva dagli 11 ai 16 anni. Posso capirlo, essendo un suo coetaneo: era un mondo ingenuo (e pieno di sigarette) in cui ci si divertiva con poco e “se parlavi di attacchi terroristici la gente immaginava adolescenti che ribaltano mucche”.

kingMentre siete lì che non riuscite a staccare gli occhi dallo schermo, vi offro un’ultima chance DISTRAENDOVI con la mia innocua follia.

Nel post precedente ho elencato 5 tra i peggiori film del 2011. Altri 2 titoli (MANUALE D’AMORE3 e BEASTLY) sono proposti dallo stesso Armakuni.

SONO DAVVERO I PEGGIORI? C’è di peggio tra quelli proiettati in Italia quest’anno? Chi vuole, proponga altre nominations (e il 2011 non è ancora finito). Dal 1/1 prossimo venturo voteremo…

Siete ancora qui?

LUI, compiuto il suo compito,  torna nel 2011 e trova uno scenario da incubo. Salvare la vita al Presidente ha provocato disastri imprevedibili.

Non solo la guerra del Vietnam si è conclusa con l’Olocausto nucleare di Hanoi, ma molte altre città sono state cancellate dalla carta geografica e la radioattività nell’aria ha raggiunto livelli spaventosi.

Peggio ancora. Terremoti apocalittici scuotono di continuo la Terra, la California è tutta una rovina, mezzo Giappone è andato sottacqua, secondo i geologi l’intero pianeta esploderà entro pochi decenni.

Qualcosa (chiamatelo FATO, se volete) voleva che JFK morisse in quel giorno E ADESSO SI VENDICA.

In conclusione, LUI azzera tutto. Così Kennedy morirà a Dallas e l’adorabile Sadie (che LUI aveva conosciuto e amato nel suo viaggioneltempo) rimarrà sfigurata da una coltellata. Ma, nelle ultime 4 pagine, LUI la vedrà ancora.

P.S. King non si limita a citare se stesso (c’è DERRY, la “città cattiva” del Maine, c’è il penitenziario di Shawshank…). Si diverte a citare altri romanzi (come il “sovversivo” GIOVANE HOLDEN) e i racconti horror di Shirley Jackson (“il pomeriggio si insanguinava lasciando il posto alla sera”).

E non mancano i riferimenti alla trilogia diretta da Zemeckis, nonché a I GUARDIANI DEL DESTINO di G. Nolfi.

Come Biff Tannen in RITORNO AL FUTURO II, il protagonista fa i soldi con scommesse su partite di baseball e corse di cavalli (ha con sé l’Almanacco dello sport), e deve fare i conti con enigmatici figuri che hanno sempre in testa un cappello di feltro.

P. MASTROCOLA contro il Giovin Signore

Paradosso. Dire una cosa irreale per alludere alla realtà.

SWIFT scrisse nel 1729 un saggio grottesco intitolato UNA MODESTA PROPOSTA.

Proponeva, con un tono molto serioso, di allevare (ingrassandoli bene) i figli delle poverissime famiglie irlandesi e venderli all’asta all’età di un anno per arricchire la mensa dei ricchi con la loro tenerissima carne.

OVVIAMENTE Swift non sosteneva il cannibalismo. Era mosso da un sincero sentimento di compassione per la miseria dei suoi compatrioti. E dallo sdegno per l’insensibilità dei dominatori inglesi.

Analogamente, nell’ultimo sfogo di Paola Mastrocola (TOGLIAMO IL DISTURBO, Guanda editore), si esortano i liceali italiani a cui non piace studiare a NON STUDIARE PIU’.

Anzi a non frequentare più il liceo, perché NON DOVREBBE PIU’ ESSERCI IL LICEO.

Nei capitoli finali (i più paradossali) si ipotizza un nuovo ordinamento delle scuole superiori.

Si dovrebbero istituire

  • la WORK-SCHOOL (w-scuola), per gli studenti che vogliono seguire le loro attitudini pratiche (stilista, antennista, estetista, mobiliere, cuoco ecc)
  • la COMMUNICATION-SCHOOL (c-scuola), per chi vuol dedicarsi ai linguaggi multimediali, al giornalismo, alle public relations ecc
  • la KNOWLEDGE-SCHOOL (k-scuola), per chi ama lo studio astratto, la speculazione teoretica, Wittgenstein, Tasso, Euclide, L’Edipoacolono ecc.

IMPORTANTISSIMO. Le ragazze e i ragazzi dovrebbero scegliere liberamente, senza che le rispettive famiglie mettessero il becco PER EVITARE LE ASF (Ambizioni Scolastiche Familiari).

Sono proposte paradossali (occorre spiegare il perché?). Come nel caso della MODESTA PROPOSTA di Swift, questo libro esprime un sentimento di commiserazione (per il liceo e chi ci lavora) e di disgusto per la società vuota, edonista e modaiola in cui vivono i nostri giovani. Credetemi: a Paola Mastrocola piace ancora insegnare, ama ancora la scuola e proprio questo amore la fa soffrire.

In sintesi, TOGLIAMO IL DISTURBO è molto interessante come studio sociologico.

Descrive il NCB (Nuovo Ceto Benestante): “gente che ha la barca in porto, la seconda e magari la terza casa per le vacanze, la colf e due cellulari a testa…” Cosa gliene frega dei contenuti culturali del liceo? Alla loro viziatissima prole (che erediterà l’azienda di papà, la casa dei nonni ecc) serve solo un titolo di dott o di avv da mettere sul biglietto da visita. Per ottenere il “pezzo di carta” iscrivono ragazze e ragazzi al liceo e pagano costose lezioni private (anzi, pare che le lezioni private siano uno status symbol, come le vacanze a Sharm el-Sheikh e la settimana bianca).

Ho molto apprezzato la descrizione del Giovin Signore (e della Giovane Signorina, do you remember Parini?), di come passa i pomeriggi e soprattutto il SABATO POMERIGGIO (pag 45-46) tra le strade del centro e gli outlet.

Conclusione. Don Lorenzo Milani voleva giustamente una scuola che aiutasse i figli dei contadini. E la Mastrocola gli dà ragione: “la scuola è fatta per gente che ha poco o niente e pensa che imparando potrà migliorare la propria condizione… che studiando potrà essere migliore, più felice”.

Ma ora non serve una scuola di massa, il LICEO DELL’OBBLIGO.

Serve una scuola d’élite per i pochi che VOGLIONO VERAMENTE IMPARARE e che quasi sempre vengono da Famiglie Non Benestanti.

Published in: on settembre 8, 2011 at 10:12 am  Commenti (5)  
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LA CERTOSA DI PARMA

Romanzo di H. Beyle (in arte, Stendhal) pubblicato nel 1839.

Lo avevo letto al liceo (nel millennio scorso, quindi) e l’ho riletto con grande soddisfazione in questi pomeriggi piovosi sull’Altipiano.

Ovviamente l’adolescente che ero NON POTEVA che immedesimarsi nel protagonista Fabrizio, che fugge di casa a 17 anni per raggiungere Napoleone a Waterloo. ORA, analizzando meglio il personaggio, mi rendo conto che Fabrizio vale molto meno di quello che pensassi:

  • non sono le idee di libertà ed eguaglianza a spingerlo; degli ideali della rivoluzione capisce poco o niente; è attratto solo da confusi sogni di gloria militare e (passata la sbornia) è ben lieto di approfittare dei privilegi del suo rango e della protezione dell’affascinante zia Gina
  • mentre si prepara a diventare Arcivescovo frequenta donne di tutte le condizioni (in questo è molto democratico) e uccide un rivale geloso dei suoi successi; rimorso? macché…
  • diventato predicatore alla moda (vengono a sentirlo come se andassero a teatro) svela però alla bella Clelia che tutta la sua eloquenza è solo il mezzo per poterla vedere ogni giorno e possibilmente ogni notte
Ciò rispecchia il modo di pensare dell’autore. 
Stendhal, alla fine della sua avventurosa esistenza, era diventato un CINICO SNOB. Intuiva che il futuro era la democrazia americana, ma dichiarava di preferire il salotto di Talleyrand (pieno di arguzie e aristocratici sorrisetti) all’austerità di Washington.
Era letteralmente AFFASCINATO dalle piccole corti italiane (in cui trovava una continuità col tramontato mondo del ’500) piene di intrighi, avvelenamenti, duelli per un puntiglio, principi, marchesi, duchi e duchesse, conti e contesse…
Lo affascinava soprattutto la sensualità delle donne italiane (le francesi gli sembravano fredde e bigotte). Per rendere l’idea ricordo il personaggio di Clelia: ha fatto voto di NON VEDERE più Fabrizio e mantiene fede al giuramento, nel senso che gli si concede solo di notte A LUCI SPENTE

Mi accorgo a questo punto che sto parlando come se tutti conoscessero già questo grande romanzo. Dunque sarà bene riassumere la TRAMA. Lo farò dopo le immagini (attenzione però: dovrò svelare il finale!).

Appartiene a nobile e antichissima famiglia lombarda (i Del Dongo sono in realtà i Borromeo) il giovane Fabrizio. Ma la sua nascita è irrimediabilmente marchiata: sua madre ha concesso le sue grazie a un valoroso soldato francese nel 1798. Ne consegue che Fabrizio non erediterà nulla dal ricchissimo zio e potrà sperare di far carriera solo come ecclesiastico.

Dopo uno sfortunato tentativo di partecipare alla gloria napoleonica, Fabrizio si rassegna: studia teologia a Napoli e si prepara a diventare arcivescovo di Parma. Nella sua arrampicata è appoggiato dalla zia (già due volte vedova) e dal cinico conte Mosca, ministro del principe Farnese (personaggio che allude scopertamente al duca Francesco IV di Modena) nonché amante della zia.

Dopo aver ucciso un attore, rivale in amore, viene condannato a 12 anni di carcere. Scarcerato grazie alle manovre del Conte (nel frattempo il Principe è stato avvelenato; da chi? indovina indovinello…) diventa il predicatore alla moda, in attesa di succedere al vecchio arcivescovo…

A questo punto, però, il romanzo era diventato troppo lungo. L’editore costrinse Stendhal a condensare tre anni in poche pagine. E a far morire (romanticamente, di dolore) i principali protagonisti.

L’unico superstite sarà il conte Mosca, triste ma ricchissimo (o, se preferite, ricchissimo ma triste).

BIANCA COME IL LATTE ROSSA COME IL SANGUE (250 pagine lette in apnea)

Alessandro D’Avenia (siciliano) è un blogger e un prof. Anche se non lo dicesse la copertina, si capirebbe che è un prof di liceo da come descrive l’ambiente: le prove d’ingresso, le carte geografiche malmesse e impolverate, la Massaroni che veste uguale tutto l’anno scolastico, autunno inverno e primavera…

Questo suo romanzo ha qualche analogia con Jack Frusciante è uscitoecc (Brizzi, 1994).

E’ la storia (in prima persona) di un sedicenne piuttosto incasinato.

Platonicamente innamorato di una rossochiomata Beatrice, ci resta male perché i suoi sms non ricevono risposta (il perché lei non risponde lo sapremo solo a pag 214).

Attenzione, però! Siamo lontani anni luce da Moccia e anche da Brizzi. Fin dall’inizio l’atmosfera vira sul tragico e a pag 54 la parola LEUCEMIA risolve il rebus del titolo.

In un contesto realistico come questo NON C’E’ POSTO per sdolcinature tipo i lucchetti di Pontemilvio.

C’è posto invece per il prof di Filosofia (evidente alter-ego dell’autore) che riesce a comunicare agli alunni i seguenti messaggi:

  • I SOGNI SONO IMPORTANTISSIMI; a differenza degli animali (che fanno solo quello che la loro natura comanda) GLI UOMINI DEVONO COLTIVARE I LORO SOGNI E LOTTARE PER REALIZZARLI; solo così l’umanità può progredire.
  • L’AMORE NON ESISTE PER RENDERCI FELICI, MA PER DIMOSTRARCI QUANTO SIA FORTE LA NOSTRA CAPACITA’ DI SOPPORTARE IL DOLORE

Dopo l’immagine dico come va a finire. Se non lo volete sapere VOLTATE PAGINA; siete ancora in tempo!

Anzi per facilitare l’operazione APRO UNA PARENTESI e vi preannuncio che il prossimo post contrapporrà DUE TRILOGIE (per la serie “quali dvd restano nello scaffale dei preferiti?”): IL SIGNORE DEGLI ANELLI contro RITORNO AL FUTURO I II e III. Chiusaparentesi.

Se siete ancora qui, peggio per voi…

Dunque, parlavamo di leucemia. Beatrice muore, nonostante gli sforzi della medicina e le trasfusioni di sangue del protagonista. Al funerale viene letta l’ultima pagina del diario di Beatrice (che ha accettato serenamente la morte) “e la chiesa mi sembra inondata dal mar morto delle mie lacrime, sul quale io galleggio con una barca che Beatrice ha costruito per me”

Un po’ barocco, non vi pare? Ma il barocco riesce bene ai siciliani…

HO SPOSATO UN DEFICIENTE, di Carla Signoris

La quale C. Signoris è la moglie di Maurizio Crozza. Lo si può dedurre da molti indizi sparsi nel libro (pubblicato nel 2008).

Ad esempio Carla ha ricamato le iniziali M C sulle camicie del marito, che però è convinto che quelle lettere siano l’iniziale di Mia Camicia (pag 35).

E’ lui quindi il Deficiente del titolo.

Ma ha anche altri nomi: for example la Cosa, ovvero l’Uomo Pietra dei fumetti. Cito a pag 14: “Se Leonardo avesse studiato anatomia sul CADAVERE di mio marito, anziché sul corpo di un poveraccio malnutrito dell’epoca sua, oggi al da Vinci si potrebbe attribuire anche la paternità del fumetto della Marvel… dicevo: se Leonardo da Vinci avesse usato il cadavere di mio marito per i suoi studi avrebbe reso un grande servigio alla scienza, alla Marvel e a ME”

In realtà, è una coppia affiatatissima: sono sposati da 19 anni e hanno due figli. La vena sarcastica dell’autrice prende lo spunto dal caso singolo per allargarsi a considerazioni universali, tipo come si comporta l’homo italicus

  • di fronte a un intervento chirurgico (dal menisco al dente del giudizio)
  • quando il pargolo gioca a calcio nel Campionato dei Pulcini-ini-ini.
  • al ristorante, sul campo-di-sci, in Sardegna ecc
  • quando aiuta i figli a fare il compito per casa

e non perdevi certi siparietti tipo quello di pag 131, in cui papy insiste nel chiedere ai pargoli il nome della capitale dell’Honduras (“caso mai l’Honduras invadesse l’Italia, se sai il nome della loro capitale sarai avvantaggiato”).

Published in: on aprile 20, 2011 at 7:09 am  Lascia un commento  
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