IN MEMORIA DI ZIO AUGUSTO

Lo chiamavamo sempre Augusto, anche se all’anagrafe era Ernesto Rossi. Era lo zio acquisito di mia madre, nata Natalina Parenti.

Nato nel 1888, lavorava nelle ferrovie. Alto, ben piantato, occhi chiari.

Lo voglio ricordare qui, affidandolo alla virtuale immortalità della rete, per due motivi:

  1. è stato il primo ad iniziarmi al sapore della grappa di pere (in modica quantità, andavo alle medie)
  2. mi ha raccontato tante volte della sua vita ai tempi del fascismo (direi che questo è più importante della grappa)

La prima bastonatura la ricevette nel 1921, sotto il ponte delle Lame, in quella che adesso si chiama via Zanardi. Ma non gli fecero molto male. Almeno così raccontava.

La seconda volta fu più seria. Nel plebiscito del marzo 1929 votò NO e lo fece sapere a tutti. Girava spavaldamente per Bologna dicendo HO VOTATO NO!!!

Ora, il regime fascista si sentiva talmente sicuro da permettere a qualcuno di manifestare dissenso. Ma fino a un certo punto. Una sera lo aspettarono sotto casa e lo mandarono all’ospedale con una abbondante razione di manganellate.

Evitò guai maggiori perchè era molto apprezzato sul lavoro, tanto che avevano cercato di cooptarlo nel sindacato fascista dei ferrovieri. Rifiutò.

Insomma, gli andò bene. Tornò ad iscriversi al PCI nel 1945 e rinnovò la tessera fino alla morte, nel 1966.

A proposito, mi aveva promesso di lasciarmi in eredità la sua tessera del 1922, che conservava come prezioso cimelio. Ma quando ci lasciò quella famosa tessera non si trovò più. Pazienza.

Ciao, zio Augusto. Tu per me sei sempre vivo.

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Published in: on novembre 2, 2008 at 7:54 pm  Commenti (2)  
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2 commentiLascia un commento

  1. Anzi che è riuscito ad arrivarci al 66. Il mio trisavolo (il nonno della mamma di mia mamma), era un po’ troppo comunista, e un po troppo amico del vino, e in osteria, al’ ennesimo bicchiere, quando qualche briccone in vena di cattiverie gli diceva “Ce l’ hai la tessera”, lui con la voce strascicata per il vino e per l’ acento da bolognese verace rispondeva “Certo che ce l’ ho” e tirava fuori quella del PCI…una sera lo lasciarono in fin di vita davanti alla porta di casa di sua moglie, ad esalare l’ ultimo respiro per strada. Brutta storia, ma sono contento di conoscerla, e se mai ne avrò, vorrei farla conoscere anche ai miei nipoti un giorno…meglio non dimeticarle le brutte storie…

  2. Grandioso, lo zio “Augusto”! Hai ragione, sarebbe andato d’accordissimo con mio nonno!


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